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2 luglio 2011

Se i personaggi dei libri che leggo potessero uscire dalle pagine in carne ed ossa...

Qualcuno di voi ha letto "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano? 
Quanti sono riusciti ad arrivare alla fine, nonostante il tono drammatico della storia?


Questo libro mi ha fatto davvero pensare. E' un romanzo che racconta in modo toccante la storia di Alice e Mattia, i due protagonisti. 
Inizia dalla loro infanzia, raccontando due episodi che segnano profondamente le loro vite e i loro sentimenti.
Alice, costretta dal padre a partecipare alla scuola di sci, in una mattina nebbiosa e gelida si perde dal resto del gruppo e, decidendo di scendere a valle da sola, finisce fuori pista in fondo a un canalone innevato, con una gamba spezzata.
La parte che racconta la sua adolescenza evidenzia la sua sofferenza per l'essere destinata a zoppicare per sempre con la protesi meccanica.
Mattia è straordinariamente dotato, ma è gemello di una "ritardata". Per questo i due bambini vengono sempre isolati e derisi, quando un giorno vengono invitati a un compleanno.
La loro madre costringe Mattia a portare anche la sorella, ma non comprende il disagio del figlio e non accompagna i due bambini alla festa. La vergogna porta Mattia ad abbandonare la sorella in un parco per alcune ore. Al ritorno dalla festa non la trova più. Di lei non avrà più notizie per tutta la vita. 
Così comincia ad odiare se stesso, facendosi del male con oggetti taglienti.
Durante gli anni di liceo i due ragazzi si incontrano ed entrambi si riscoprono incredibilmente legati da un dolore intimo e forte, ma al contempo sono anche irreversibilmente divisi. Come i numeri primi gemelli: due numeri primi, separati da un numero pari, non sono abbastanza vicini per toccarsi.
Alice, dopo il diploma di maturità, lavora come fotografa mentre Mattia si laurea in matematica con il massimo e la lode e in seguito accetta la borsa di studio all'estero. Si spende così nel mondo della matematica, tralasciando la decisione di incrementere il suo rapporto con Alice, che, sentendosi poco importante per un genio promettente, lo incita ad andare. 
Alice è molto incerta nei suoi sentimenti, a tal punto da sposare un uomo troppo sicuro di sè che ignora i disagi altrui. A trent'anni si troverà divorziata e con un corpo molto esile a causa del suo pessimo rapporto con il cibo.
Dopo nove anni Mattia e Alice si rivedono, ma Mattia è stato lontano troppo tempo per sentirsi a suo agio in Italia.

Il romanzo ha provocato in me un forte impatto emotivo; ho pianto molto per Mattia: mi faceva molta tenerezza la sua figura di ragazzino riluttante nel parlare e chiuso nella sua depressione. Se lo avessi avuto di fronte a me, penso proprio che lo avrei abbracciato e gli avrei sussurrato:" Smetti di farti male". 

Le ultime tre pagine del libro sono state per me le più confortanti: Alice passeggia per il parco dove la gemella di Mattia era scomparsa molti anni prima e si siede sul greto del fiume. Ripensa a quando era distesa nel canalone, da sola in mezzo alla neve. 
"Con un po' di fatica sapeva rialzarsi" conclude il libro. La conclusione basta alla speranza...

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