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31 dicembre 2017

...La tua vita non passerà... la tua vita io non la rassegno ad ogni fallimento!

Ultimo post del 2017!
Quest'anno, a causa di una tremenda sinusite, mi trovo costretta a stare barricata in casa e a riflettere sul senso del tempo e della vita. Sì, oddio, non sarebbe proprio la prima volta nella vita che decido di pensare.
Ho cercato di collegare i contenuti di una poesia di Sandro Penna, poeta minore vissuto nel secolo scorso, con il testo di una canzone di Tiziano Ferro.



MI NASCONDA LA NOTTE E IL DOLCE VENTO:


Mi nasconda la notte e il dolce vento.  
Da casa mia cacciato e a te venuto  
mio romantico amico fiume lento.


Guardo il cielo e le nuvole e le luci 
degli uomini laggiù così lontani 
sempre da me. Ed io non so chi voglio  
amare ormai se non il mio dolore.


La luna si nasconde e poi riappare  
lenta vicenda inutilmente mossa 
sovra il mio capo stanco di guardare.



Se non conoscete affatto Sandro Penna, non sentitevi ignoranti. Può conoscerlo soltanto chi studia Lettere, visto che Letteratura Italiana in questa facoltà è importante tanto quanto Diritto Costituzionale a Giurisprudenza.
La spiego quasi verso per verso, in modo tecnico e meticoloso. Voglio che la capiate bene.
Non immaginate quanti richiami leopardiani ho trovato analizzandola!


Verso 2: "Da casa mia cacciato" non è da intendere in senso letterale. Significa piuttosto: "incompreso dalla società" e quindi pervaso da un senso di profonda e opprimente solitudine.
Ricordatevi una cosa: la solitudine è quella terribile sensazione che si prova quando non ci si sente ascoltati né capiti, quando ci si trova in un momento difficile e purtroppo non si ha nessuno su cui poter contare.
Verso 3: "mio romantico amico fiume lento". Apostrofe al fiume, definito romantico, per il dolce e lento scorrere delle sue acque. Il corso d'acqua è un elemento amico, sembra quasi che il poeta cerchi di instaurare un dialogo con un'entità della Natura. Come il Leopardi poco più che ventenne con la luna: "O graziosa luna, io mi rammento".

Versi 4-7: 

Guardo il cielo e le nuvole e le luci 
degli uomini laggiù così lontani 
sempre da me. Ed io non so chi voglio  
amare ormai se non il mio dolore.

E' ribadito il senso di solitudine. L'ultima frase sembra ricordare ciò che Leopardi, nel 1818, scriveva nello Zibaldone: "La mia vita non può essere altro che infelice."
Leopardi e Penna non vedono speranze di risolvere la loro dolorosa condizione.
Erano due incompresi in effetti.
Non vedono via d'uscita.


Verso 8: "La luna si nasconde e poi riappare".
Partiamo dal senso letterale, che è sostanzialmente questo: la luna si nasconde tra le soffici nubi che l'attraversano. Io però credo che questa presenza discontinua della luce lunare sia un'allusione al carattere effimero della gioia. Questa fonte di luce viene e va come gli attimi di gioia nella vita.
E' lo stesso messaggio che traspare nel canto leopardiano "La quiete dopo la tempesta".
Nel canto "Alla luna",  la luna è ben visibile? Direi di no: "Ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci il tuo volto apparia". La vista della luna è resa poco nitida a causa delle lacrime del poeta. 


Versi 9-10:  I movimenti cosmici appaiono addirittura irrilevanti rispetto al doloroso stato dell'autore, stanco di contemplare i cicli ripetitivi degli eventi naturali. 
"Che fai tu, luna in ciel? Dimmi, che fai?", così inizia il "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia", scritto da un Leopardi che non riesce a scoprire nè il senso dell'esistenza del mondo né il valore di una vita troppo sofferta.


Il tema dell'incomprensione, del male di vivere, a mio avviso traspare anche in una canzone di Tiziano Ferro intitolata "La tua vita non passerà".
Per collegare la poesia al testo della canzone dovete fare lo sforzo di concentrarvi e ascoltare per quattro minuti.




... Io sono fatta così: mi piacciono le canzoni troppo dolci e quelle dai testi molto impegnativi.


Probabilmente si parla di una persona incompresa, che vorrebbe partire, fuggire, per evitare i giudizi taglienti delle persone che parlano, parlano, parlano e credono di sapere, ma sono soltanto piene di cattiveria e ipocrisia.
Io la dedico a una persona che mi sta a cuore, alla quale voglio un sacco di bene.



"La tua vita non passerà, non passerà, non passerà... 
La tua vita io non la rassegno ad ogni fallimento." 


Io ho capito che stai sfruttando al massimo le tue molte energie.
Anche se stai vivendo un periodo difficile, molto intenso, fatto soprattutto di sacrifici, ricordati che, cavolo, TU VALI.
Sei fortissimo, ma al contempo molto sensibile, proprio come me.
Cerca di non soffrire troppo se la gente non ti capisce.
La tua vita non passerà, non passerà inosservata...
La tua grinta e la tua voglia di cooperare per rendere migliore questo mondo lasceranno un segno positivo nell'animo di tutti coloro ai quali hai cambiato la vita in meglio con la tua inesauribile e proverbiale simpatia. Tra questi ci sono io, sappilo.
Perché la vita umana non è fatta soltanto di frustrazioni, incomprensioni, sofferenza e angoscie.
Ci sono anche le gratificazioni... e ci sono l'amore e la bellezza di sentirsi ascoltati e abbracciati.
C'è chi non dimenticherà mai il bene che da te riceve.





FELICE  2018!!






                                                                                                                                          Anna







26 dicembre 2017

"Il vecchio violino":


E' soltanto il 26 dicembre, saremmo nel pieno periodo liturgico considerato "tempo di Natale" ma nei centri commerciali stanno già sparendo le merci natalizie che fino a due giorni fa erano ben esposte e visibili su banconi e scaffali. 
Che tristezza e che schifo! 
L'atmosfera natalizia secondo l'ottica commerciale inizia a metà novembre e finisce la mattina del 26 dicembre.
E io cerco di ravvivare lo spirito del Natale con un post piuttosto piacevole, costituito da tre parti.

1) IL RACCONTO:

(L'inverno che si percepisce come il più freddo non è necessariamente il gelo più difficile da sopportare. Quello più difficile spesso viene con il nevischio freddo, che arriva insieme al vento da nord, batte senza sosta e trasforma la neve già caduta in ghiaccio.
Era una vigilia di Natale come questa che una povera vedova si trovava sulla strada vicino alla chiesa, suonando il suo vecchio violino. Aveva messo un panno sulla neve nella speranza che le famiglie che uscivano di fretta dalla chiesa gettassero delle monete in cambio della sua musica.
Le melodie che eseguì le riportarono alla memoria i giorni felici: i festeggiamenti per il suo matrimonio, molti anni prima, la festa sotto la luna piena con gli altri lavoratori, il Natale in cui il ricco agricoltore del paese invitò tutti a una grande festa nella sua villa, dove nel camino crepitava la legna, le candele illuminavano la stanza e lei mangiava usando posate d'argento e bevendo da un bicchiere di cristallo.
Quei giorni erano finiti. Non conosceva più nessuno degli abitanti del villaggio, che cercavano di non incrociare il loro sguardo con il suo mentre uscivano dalla chiesa stretti nei loro cappotti caldi. Solo un bambino si fermò ad ascoltare la musica, poi tolse i guanti rossi, frugò nelle tasche e gettò qualche moneta sul panno.
Quando la folla se ne fu andata, la donna mise via il violino e raccolse quel poco che aveva guadagnato. La porta della chiesa era ancora aperta e voleva entrare per vedere il piccolo presepe di legno. Le figure intagliate erano le stesse che conosceva da sempre, Maria, con il suo sorriso gentile, un pastore che somigliava tanto a suo marito, i re magi che portavano doni, dipinti di rosso e oro,
Addentrandosi nella chiesa, si trovò davanti al piatto delle offerte, pieno di monete d'argento. Allungò la mano per donare le poche monete che aveva.
Sapeva che il denaro sarebbe stato speso bene e voleva essere generosa.
Poi si fermò davanti al presepe e suonò una ninna nanna con il violino.
Proprio mentre stava uscendo dalla chiesa, uno sconosciuto corse dentro, spinse la vedova, afferrò il piatto con le offerte e scappò via.
La donna giaceva sulla neve, priva di sensi. Il cielo del pomeriggio si stava annerendo, e nuvole scure si abbattevano sulla tragica scena.
Poi si udì una voce di donna, ferma ma gentile.
"Andiamo, non c'è motivo per stare fermi. Ascolta, io prendo il bambino e tu Giuseppe, prendi la coperta che abbiamo messo nella mangiatoia. Per favore, pastori, voi occupatevi dei lavori pesanti, prendete l'asino e fatelo accucciare accanto a quella povera donna, provate a caricarla sulla schiena della bestiola. Re magi, vi ringraziamo per i doni, ma possiamo scambiarli con del cibo?
E infine: Angelo Gabriele, sono sicura che potrai indicarci la strada per raggiungere la casa di questa povera donna."
Era forse una fortuna che tutti quelli che erano stati in chiesa erano ormai al sicuro nelle loro case, perché non avrebbero saputo cosa pensare se avessero assistito a ciò che stava accadendo. Le figure del presepe avevano preso vita e stavano aiutando la povera vedova a trascorrere il Natale al caldo e al sicuro.
Il piccolo gruppo camminò per le strade fino a un sentiero che conduceva ai campi. I re magi si fermarono in una bottega, e furono così convincenti da riuscire a scambiare i loro doni con dei sacchi pieni di cibarie.
Poi, con l'angelo che teneva alta la lanterna di Giuseppe, il gruppo trovò la casetta della donna, nascosta dagli alberi. La portarono dentro, la adagiarono sul letto e la coprirono per bene.
I pastori uscirono a raccogliere la legna per poter accendere la stufa, mentre Maria mise il bambino in una cesta prima di mettersi al lavoro per preparare una festa di Natale.
I re magi frugarono nelle loro tasche per raccogliere il resto che era stato dato loro nel negozio e cominciarono a discutere su quale dei barattoli vuoti presenti nella dispensa fosse il più adatto a contenere dei soldi.
Giuseppe aprì la borsa degli attrezzi e cominciò ad aggiustare il violino, mentre l'angelo Gabriele lo accordava.
Quando fu tutto pronto, Maria rimboccò le coperte alla donna e la baciò sulla fronte.
"Dobbiamo tornare in chiesa, ci aspettano tutti lì a mezzanotte.", sussurrò.
La gente riunita in chiesa a mezzanotte non notò nulla di strano, tranne la mancanza dei soldi delle offerte.
La mattina di Natale, il sole si affacciò sul cielo limpido. La donna si svegliò con il profumo del pane caldo appena sfornato e il profumo di carne che ribolliva in pentola.
"Santo cielo! Come è potuta accadere una cosa simile?", esclamò.
Si strinse nella coperta e sul viso le si disegnò un sorriso riconoscente.
Poi prese il violino e cominciò a suonare la sua canzone di Natale preferita.)




2) DOMANDE COME SPUNTI DI RIFLESSIONE:

Ho pensato a delle domande che potrebbero fungere da spunti di riflessione per voi e per me.
Ma non soltanto sulla festività del Natale, anche sulla propria esistenza e suoi propri ricordi.
In certi casi ho anche riportato delle citazioni dal racconto, per contestualizzare meglio le richieste.

1)"Le melodie che eseguì le riportarono alla memoria i giorni felici: i festeggiamenti per il suo matrimonio, molti anni prima, la festa sotto la luna piena con gli altri lavoratori, il Natale in cui il ricco agricoltore del paese invitò tutti a una grande festa nella sua villa, dove nel camino crepitava la legna, le candele illuminavano la stanza e lei mangiava usando posate d'argento e bevendo da un bicchiere di cristallo."
Vi è mai capitato di ascoltare una canzone capace di farvi ricordare i momenti più felici della vostra vita?
Per quel che riguarda me, c'è una canzone di Ronan Keating, intitolata "When you say nothing at all", che mi induce volentieri a ripercorrere le tappe più piacevoli della mia infanzia: i giochi con gli amici, le belle feste con tutti i parenti, le squisite torte della nonna, tutto l'impegno che quegli ex allievi di mia mamma che ho già menzionato nel giorno del mio ultimo compleanno hanno investito per farmi stare bene in un periodo in cui nutrivo grandi insicurezze e paure di bambina.
La melodia e anche le parole di questo brano sono davvero dolcissime.
Ah, e poi l'ultimo brano di Alvaro Soler, "Yo con tigo, tu con migo" mi fa il grandioso effetto di richiamare alla mente tutte quelle volte in cui sono stata apprezzata e lodata dai miei docenti universitari in questi anni accademici. Ma non soltanto ogni volta che prendo 28 o 30L. 
Penso ad un convegno (svoltosi nell'ottobre 2015) relativo a Dante, in cui molti illustri italianisti esponevano i risultati dei loro studi filologici sulla Divina Commedia.
Vincendo la timidezza, sono riuscita a paragonare, tramite alzata di mano e a voce alta, Dante con alcuni poeti siciliani del Duecento. Aggiungo solo questo: lodi e complimenti per tutta la durata del convegno, cioè per tre giorni di seguito! E io, tutta modestina: "Grazie, grazie... E' che la letteratura mi piace moltissimo!"
La canzone di Alvaro è talmente piena di vivacità e di gioia che inevitabilmente mi ravviva l'entusiasmo per ciò che studio.

2) Quali sentimenti provate quando vi trovate di fronte ad un presepe? Quali pensieri vi vengono alla mente?

Sin da piccola, provo meraviglia. Meraviglia e ammirazione nei confronti di un Dio che si è fatto uomo, da tanto che ci ha amati.

3) In questo racconto traspaiono molti gesti di generosità: prima il bambino che mette alcune monete nel piatto della donna, poi la protagonista stessa che le ripone tra le offerte destinate ai poveri e infine, il presepe della chiesa che prende vita, grazie al buon cuore di Maria.
Pensate a ciò che di buono c'è in voi... Quando vi siete sentiti sensibili come il bambino? Quando avete condiviso quel poco che potevate dare? Quando vi siete dimostrati operosi e solidali come i personaggi del presepe animato?

Per me è facile rispondere soprattutto alla terza domanda: in quest'ultimo periodo mi sto dimostrando operosa, attiva e piena di entusiasmo per i servizi di volontariato che svolgo nel mio paese, perché ci tengo molto a rendermi utile e perché spero, già ora da viva, di lasciare "un segno" nel cuore delle persone con le quali vengo a contatto. Intendiamoci, non è che io sia perennemente preoccupata per ciò che gli altri pensano di me, è che ci tengo a dare la migliore immagine di me.
Potrei paragonare me stessa al bambino che fa l'offerta alla povera suonatrice tutte le volte in cui ho riconosciuto le doti e i talenti delle persone che amo e che mi amano. 
E mi viene in mente quando, cinque anni fa, ero seduta sul divano del salotto della casa dei miei zii che vivono a Ronco all'Adige. Con me c'era mio cugino che in quel periodo, poverino, era più distrutto di me a causa della morte di nostro nonno.
Mi stava facendo vedere la pagellina di metà pentamestre: molti voti erano decisamente alti. 
Caro Chicco! (è così che lo chiamo abbastanza spesso, molto affettuosamente) Ha esattamente la mia età, è diplomato geometra e si sta laureando in Architettura.
Mi ricordo che quando gli ho detto: "Però, vai decisamente bene! Anche in italiano scritto vedo che rispetto agli anni scorsi sei migliorato!", i suoi occhi sono diventati un pochino lucidi.
Mi ricordo che in quel periodo gli sono stata vicina più che potevo, perché stava anche peggio di me e quello della nostra terza superiore è stato un anno in cui gli adulti che ci circondavano, angosciati prima per la malattia, poi per la scomparsa del nonno, non avevano molto tempo per poterci "seguire" scolasticamente. 

4) La mattina di Natale, il sole si affacciò sul cielo limpido. La donna si svegliò con il profumo del pane caldo appena sfornato e il profumo di carne che ribolliva in pentola.
"Santo cielo! Come è potuta accadere una cosa simile?", esclamò.
Si strinse nella coperta e sul viso le si disegnò un sorriso riconoscente.
Pensate a tutte le volte che avete provato sincera riconoscenza verso le persone che vi hanno fatto del bene o, più semplicemente, vi hanno fatto trovare la colazione e i pasti pronti. Siete mai riusciti a dimostrarla per davvero questa gratitudine?
Quanti grazie dovrei dire io a mia madre già solo per questo? Ho perso il conto!


 3) CANTO DI NATALE ALLA CHITARRA:

"Siamo venuti per adorarti", canto principale eseguito durante la veglia vicariale di Villafranca del 24 dicembre 2008, celebrazione dedicata esclusivamente all'annata '95 di alcuni paesi del veronese.






22 dicembre 2017

Interpretazioni bibliche in occasione del Natale:


E' proprio giusto affermare che il Natale è ormai alle porte!
Vi riporto un paio di testi tratti dalla Bibbia che ritengo adatti per poter vivere bene questi giorni.
Naturalmente al di sotto di ognuno di essi trovate le mie considerazioni.

Ah... se nei prossimi giorni vorrete elaborare delle riflessioni mentali o scritte sui passi che stasera sto proponendo, fatelo pure, naturalmente se avrete tempo e voglia!
Ricordatevi che non esistono pensieri giusti e pensieri sbagliati a proposito dell'atto di commentare un testo, anche religioso: non tengo corsi di teologia, sono competente soltanto in materie letterarie e sono dotata del dono della fede, un dono che mi permette di interiorizzare quello che credo che un brano biblico voglia dirmi.
Qui nessuno sta facendo omelie; tanto per quelle ci sono sempre diaconi, parroci e priori e lasciamole pure a loro! A ciascuno le proprie capacità e competenze!

ISAIA 11, 1-9:

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.

La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.  Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare.


 RIFLESSIONE:

E' molto probabile che qui Isaia stia parlando di un tempo futuro messianico, un tempo in cui odio, violenza, vendetta, cattiveria e sete di potere saranno definitivamente cancellati da ponti di giustizia, da arcobaleni di pace, da luminosi raggi solari portatori di gioia e di serenità.
Mesi fa, in preda ad una crisi di pianto che mi stava annebbiando la vista e mi stava provocando un forte mal di testa, vi ho raccontato un mezza bugia: che odio il mese di marzo.
Allora, marzo è decisamente strano: alle nove del mattino cammini per le vie della tua città natale per poter raggiungere la facoltà e in quel preciso momento c'è un sole meraviglioso, abbracciato dall'aria fresca. Poi però inspiegabilmente, alle quattro del pomeriggio, dopo che per quasi tutta la giornata sei stata in aule enormi e troppo riscaldate, quando esci dalla sede dei corsi che frequenti, il cielo è imbronciato, le nubi prepotenti nascondono il sole e cadono alcune gocce. Ovviamente sei sprovvista di ombrello! L'acqua piovana è una bella fregatura per chi come me ha i capelli ricci, perché li increspa.
L'unico difetto che il primo mese di primavera ha è quello di essere meteorologicamente imprevedibile! Per il resto è bellissimo: le giornate si allungano, le farfalle volano sui fiori, gli uccellini si risvegliano e volano al di sopra di alberi e colline, i fiori nascono per rendere bellissimi i prati e timidamente anche i germogli degli alberi da frutto iniziano a spuntare.
I germogli che spuntano sui rami rendono più dolci e aggraziate le forme austere di certi alberi.
Quel germoglio che spunta dal tronco è simbolo di rinascita: la festività del Natale non dovrebbe essere considerata un evento commerciale in cui i negozi ci guadagnano un sacco di soldi.
Tutte quelle luci e tutti quei festoni non mi piacciono più così tanto. Non faccio più i gridolini di entusiasmo quando li vedo.
Da bambina moltissimo, ora non più.
Il Natale è innanzitutto ricordarsi della venuta al mondo di Gesù Salvatore per poter rinnovare la propria interiorità. E sapete che significa il rinnovo della propria interiorità, a mio avviso? Significa "brillare dentro", spronare se stessi a fare buon uso delle proprie qualità per poter giovare agli altri.
Sono stupende le persone che sorridono spesso e che brillano dentro! Perché dentro di loro lo spirito del Natale è vivo ogni minuto del giorno. Non solo, ma hanno anche il pregio straordinario di trasmetterlo a chi sa riceverlo.
Poche settimane fa ho conosciuto un ragazzo che è esattamente così, che caratterialmente sembra la copia perfetta di Martino (vedete il post del 2 dicembre 2017). Il suo carattere mi fa venire voglia di essere una persona migliore, ancora più generosa e altruista, propositiva ed entusiasta proprio come una vera viaggiatrice che è affascinata dai sentieri che la vita le propone.
Ultimamente non sono mai stanca e la malinconia (sentimento che mi accompagna più o meno da una vita) viene a trovarmi più di rado, mentre fino ad alcune settimane fa conviveva con me praticamente ogni giorno.

Ah, piccola precisazione utile per tutti: l'albero di Iesse, nell'arte medievale, è un albero genealogico secondo il quale dalla stirpe di Iesse, padre del re Davide, discenderebbe Gesù.


In basso in primo piano c'è Iesse, semisdraiato e in alto dentro al cerchio è rappresentato il Figlio di Dio.

MARCO 4, 26-29:

E Gesù diceva: 'Il regno di Dio è come la semente che un uomo sparge nella terra. Ogni sera egli va a dormire e ogni mattina si alza. Intanto il seme germoglia e cresce, ed egli non sa affatto come ciò avviene. La terra, da sola, fa crescere il raccolto: prima un filo d'erba, poi la spiga e, nella spiga, il grano maturo. E quando il frutto è pronto subito l'uomo prende la falce perché è venuto il momento del raccolto'.

 RIFLESSIONE:

Prima ho concluso con una miniatura, stavolta invece parto da un dipinto :-)


Il sole sta iniziando a tramontare, lasciando nel cielo i suoi intensi e luminosissimi riflessi dorati.
In mezzo a un campo, un contadino cammina spargendo dei semi sul terreno.
Notate un particolare decisamente insolito: il cielo, che dovrebbe contenere almeno qualche traccia di azzurro o di blu, è tutto dipinto di un giallo molto vivo. Il campo invece, che dovrebbe essere di un giallo scuro, è pieno di venature blu e azzurre, compresenti a quelle gialle e rossastre.
Vale a dire che il cielo assume il colore della terra, la terra invece prende un po' del colore del cielo.
Secondo me è una specie di allusione all'armonia degli elementi naturali. Non lo saprei spiegare bene, me lo sento dentro che forse è così.

Soprannominatemi pure "la fissata", ma la prima cosa che ho pensato in realtà non è stata l'opera di Van Gogh, ma l'atto del concepimento. Colpa di ciò che studio da otto anni!
In letteratura greca è piuttosto frequente la metafora del campo seminato per alludere all'atto sessuale e alla fecondità femminile.
Se sapete questa metafora potete tranquillamente vantarvi dinanzi al mondo di conoscere i contenuti di mezza letteratura greca e parte della traduzione del lessico verbale greco, perché vi assicuro che in questa lingua esistono come minimo trenta verbi che come secondo o terzo significato riportano sul vocabolario: "avere rapporti sessuali, fecondare una donna".
Nove mesi di gravidanza sono unici e, immagino io, irripetibili! Sono un periodo abbastanza lungo, in cui con il passare delle settimane e dei mesi si formano i vari organi e il futuro neonato aumenta di dimensioni.
E' per questo che il mistero della nascita è decisamente sorprendente e affascinante: un essere umano indifeso e bambino scaturito da due cellule biologiche minuscole, che sarebbero invisibili a occhio nudo.
L'amore tra due coniugi che dà il suo frutto nell'inizio dell'esistenza di un nuovo essere, di una creaturina che dovrebbe rafforzare in loro in vero senso di essere famiglia
(Solo Dio sa quanto tengo a questa cosa, solo Dio sa quanto sto male ogni volta che i miei litigano e urlano per motivi oltremodo futili).

"La terra, da sola, fa crescere il raccolto": Il seme cresce pian piano. E al seminatore non resta che portare pazienza e attendere che tutto ciò dia il frutto desiderato e aspettato.
Pensate a qualsiasi tipo di relazioni umane: una persona che entra volentieri in una compagnia e porta i propri contributi, magari all'inizio può avere il dubbio di risultare simpatica a tutti... Può pensare, all'inizio di questa sua esperienza: "Mi impegno, faccio del mio meglio, come mai sembrano così asciutti e poco calorosi nei miei confronti?" Poi però il tempo scorre, lei inizia a legare in particolar modo con due-tre persone del gruppo e le gratificazioni arrivano, e con loro giunge anche la gioia e la mega soddisfazione.
Dico la verità, a me sta andando anche troppo bene con il gruppo degli animatori adolescenti della mia parrocchia, perché non solo mi hanno accettata e apprezzata sin da subito ma mi sono accorta anche che tutti provano una grande stima nei miei confronti. E sono entrata poco più di un mese fa. Da alcuni giorni alcuni di loro hanno iniziato anche a regalarmi gesti di affetto. E io sto iniziando a diventare come loro, finalmente inizio ad aver voglia di abbracciare per il puro piacere di farlo.
Io qui i frutti li ho raccolti praticamente subito, mentre da altre parti, pur con tutto il mio sforzo, non ci sono mai riuscita, con un'amarezza profonda come l'Oceano Pacifico.
A mio avviso questo brano ci insegna che l'attesa è un tempo estremamente prezioso, in cui è doveroso impegnarsi se si vogliono raccogliere i risultati delle esperienze.
 Come collegarlo allo spirito del Natale??
In questo modo, rifacendosi cioè al tema dell'attesa:
- Maria ha atteso la nascita del Figlio, forse con trepidazione, forse con una calma serena.
-Dobbiamo saper mantenere lo spirito natalizio 12 mesi su 12, nelle varie occasioni in cui ci troviamo: generosità tutte le volte che è possibile, equilibrio, solidarietà nella sofferenza... e attendere/sperare riscontri positivi nelle relazioni se cerchiamo di essere validi e autentici.
L'avvento è stato un tempo di attesa, non soltanto di attesa di regali però! Di attesa dell'anniversario della Nascita del Salvatore.

Ora non ci resta che vivere con serenità l'imminente 25 dicembre
;-)

19 dicembre 2017

Umiltà e infinito in "Città vecchia":


Stavo per finire la quinta liceo quando ho letto questo componimento di un grandioso poeta triestino che ho già citato nella recensione del film "Basta guardare il cielo".
La Trieste degli anni Dieci

CITTÀ VECCHIA, UMBERTO SABA:

Spesso, per ritornare alla mia casa prendo un’oscura via di città vecchia. Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va dall’osteria alla casa o al lupanare, dove son merci ed uomini il detrito di un gran porto di mare, io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio che bestemmia, la femmina che bega, il dragone che siede alla bottega del friggitore, la tumultuante giovane impazzita d’amore, sono tutte creature della vita e del dolore; s’agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via.

Dunque, innanzitutto, per città vecchia si intende il centro storico di Trieste, zona in cui il poeta aveva dimorato per diversi anni prima del matrimonio.
Nella prima strofa sono presenti delle parole che delineano alcuni tratti della zona e del momento in cui Saba la percorre: ci sono delle pozzanghere, quindi si potrebbe benissimo immaginare una giornata autunnale o di inizio di primavera in cui le nuvole, dopo aver riversato la pioggia sui terreni, si lasciano attraversare da tenui raggi di sole. La strada appare gremita di persone. E i fanali?
Tenete presente che questa poesia è stata scritta più di cent'anni fa. Nel 1910, anche nelle città dal Nord Italia, era molto raro vedere qualche automobile che percorreva le strade di una città.
Pensate soltanto che in "Luci della città", film di Chaplin del 1931 il possesso di un'automobile era considerato esclusivamente un privilegio per ricchi sfondati.
Nel film Chaplin, nel cercare di corteggiare una giovane fiorista cieca, riesce a farsi prestare da un amico milionario un'automobile per accompagnarla a casa dopo il lavoro.
Quando la ragazza racconta (oddio, il film è muto, però si nota l'entusiasmo nell'espressione del viso e nella concitazione dei gesti) alla nonna questo episodio, quest'ultima le dice, secondo i sottotitoli: "Oh, allora dev'essere senz'altro ricco".
Bene, parentesi chiusa.
Non dovete immaginarvi il fanale come quelli delle auto. Casomai pensate ai lampioni, perché è abbastanza probabile che l'autore alluda ad essi.


 E' un dipinto di Ernst Ludwig Kirchner, realizzato nel 1913. Si intitola "Cinque donne per la strada", relativo ovviamente alla problematica della prostituzione. Al di là delle figure filiformi e nere come i corvi delle donne, fate attenzione alla luce del dipinto: è una mezza via tra il verde e il giallo. Verdastro o giallastro si potrebbe dire.
E' la resa dell'effetto della luce dei lampioni in una strada di città.
Pozzanghere rese un pochino gialle per il colore dei lampioni nella poesia, strade e asfalti giallastri in Kirchner per rendere l'idea di una luce artificiale, accompagnata a indubbia miseria morale.

All'inizio della seconda strofa il poeta descrive ciò che vede mentre percorre le vie del centro. E, a proposito di prostituzione e di lascivia (è questo il termine??), il  lupanare è il bordello. 
Anche i grandi geni della pittura francese del XIX° secolo frequentavano questo postaccio. E in effetti penso a Manet.

"L'infinito nell'umiltà" è, almeno a mio avviso, l'espressione chiave del componimento.
Ma non è contraddittoria? L'infinito non ha confini, questo ce lo spiega il prefisso negativo "-in" ereditato dal latino, ma l'umiltà???
L'umiltà rimanda a qualcosa di piccolo, di fragile, di limitato.
In effetti, con "umiltà" Saba intende riferirsi ai passanti che egli stesso incontra con gli occhi: li vede svolgere le loro attività e il loro lavoro. Quindi, non sta certamente parlando di persone agiate, ma di ceti medio-bassi, di esponenti di una piccola borghesia che compie dei sacrifici giornalieri per poter mantenere decorosamente famiglia e casa.

L'infinito qui è paragonabile al sentimento di compassione, ma anche a un senso di condivisione. 
La tematica è chiarita più avanti: "sono tutte creature della vita e del dolore". Proprio come il poeta e come qualsiasi altro essere umano esistente al mondo.
Tutti soggetti allo stesso destino finale, tutti soggetti alla precarietà dell'esistenza e a varie emozioni e stati d'animo, tra cui il dolore.
Vittorio Alfieri, in un capitolo della sua biografia, disprezza gli umili. Penso ad un passo antologico che ho studiato relativo all'episodio in cui egli con la sua amante parigina, cerca all'inizio della Rivoluzione Francese di fuggire dalla città in subbuglio con una carrozza e con corpose valigie.
Da aristocratico quale è, Alfieri non comprende le cause della Rivoluzione. L'enorme rabbia della "plebe", da lui paragonata a "bestie selvagge e feroci".
In Saba non c'è disprezzo. Tenete presente però che Saba è sempre stato un uomo semplice, abituato ad uno stile di vita frugale e assai sobrio. Non era né nobile né alto-borghese tra l'altro e, al contrario di Manzoni, non possedeva terreni.
Il "Signore" non è Dio. E' un termine che dal punto di vista semantico è utilizzato in modo davvero insolito, dal momento che indica ciò che di fondamentale caratterizza l'esistenza umana, cioè il binomio vita-dolore.

C'è un reale contatto tra il poeta e tutti gli umili che vede?? No, perché l'autore non rivolge la parola a nessuno. E' come il sognatore de "Le notti bianche" di Dostoevskij: passeggia e osserva, ma non apre bocca.

SPESSO IL MALE DI VIVERE, EUGENIO MONTALE:

Non potevo non citarla.

Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato.


Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Montale si sente invaso da questo male di vivere, che altro non è che la sua perenne condizione di angoscia e di insoddisfazione, di non armonia con il mondo che lo circonda (ha visto entrambe le guerre mondiali).
Certi participi passati della prima strofa esprimono degli elementi naturali sofferenti.
Egli proietta la sua angoscia nel dolore universale: sembra quasi che egli, come essere umano, intuisca la sofferenza degli oggetti.
Facevo così anch'io da bambina: se per esempio qualche mio coetaneo strappava dei fili d'erba, io rabbrividivo perché immaginavo che gli altri fili piangessero e fossero in grado di provare il dolore di una perdita improvvisa di qualcuno di caro. Oppure, quando in certe sere d'estate pioveva molto e il vento staccava dei rami o delle foglie, pensavo: "Ma che vento cattivo! Strappa e non pensa che magari le foglie stanno bene dove sono e vogliono cadere a partire da ottobre, e non a giugno".
Sì oddio, già da qui vi rendete conto di quanto ero e sono poco normale.

La "divina Indifferenza" non è riferita ad un atteggiamento di Dio, quanto piuttosto ad una condizione esistenziale puramente soggettiva, che in certi momenti al poeta pare quasi divina, nel senso che, se un essere umano adotta costantemente questo stato d'animo, evita di soffrire per ciò che avviene nel mondo.
Ma si vive davvero con l'indifferenza??
Secondo me l'indifferenza è sinonimo di non-vita: se non ti importa di nulla, se non ti prendi a cuore nessuno, non vivi davvero. Sei ai margini dell'esistenza, e non comprendi appieno lo scorrere degli eventi.




9 dicembre 2017

L'annunciazione:


E' il primo anno che mi ritrovo ad attuare l'idea di trattare l'argomento dell'Annunciazione.
E' sempre stato un qualcosa che mi affascinava, soprattutto per il fatto che centrale è l'importanza della vita che si forma in un grembo materno.
Pensavo di farlo nel modo seguente: descrizione di tre opere d'arte su questo tema che mi piacciono molto, alcune parti del brano del Vangelo letto in chiesa l'8 dicembre e relativo commento di Padre Ermes.

ANNUNCIAZIONE DI SIMONE MARTINI:











L'opera, realizzata tra il 1331 e il 1333 si trova attualmente alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Simone Martini l'aveva dipinta servendosi anche dell'aiuto del cognato Filippo Memmi.
E' una tavola in legno di pioppo. La cornice originale, probabilmente eseguita da Memmi, è andata perduta alla fine del Settecento; il rifacimento della stessa con archi a sesto acuto e sottili colonne tortili risale alla fine dell'Ottocento.
I medaglioni in alto raffigurano dei profeti (da sinistra: Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele).
Ad ogni modo, in centro al primo piano si nota l'arcangelo Gabriele che, inginocchiato davanti a Maria, le offre un ramoscello d'ulivo. Il suo mantello un po' svolazzante e le ali delicatamente piegate verso l'alto lasciano pensare al fatto che sia appena "approdato" alla dimora di Maria.
Quello che di quest'opera mi ha sempre colpita molto è l'espressione del volto di Maria, timido, quasi ritroso, forse troppo umile.
Di lato a sinistra c'è Sant'Ansano, a destra Santa Massima, i patroni di Siena. La pala d'altare era stata commissionata per il Duomo della città toscana.
Considerazione puramente tecnica, per sfatare quell'odioso e banale luogo comune che dice: "L'arte medievale presenta figure molto rigide e tutte frontali e nessuna di esse è dotata di volume."
L'angelo è di profilo, tanto per cominciare. E un pochino di accenno di consistenza volumetrica c'è.
La figura di Maria invece è proprio piatta, ma non è esattamente frontale: c'è una leggera torsione.
Inoltre, lo sfondo d'oro non suggerisce affatto un'ambientazione reale. Io lo vedo come un'eco della ieraticità tipica dell'arte bizantina altomedievale.
Ve la immaginate la casa di Maria con le pareti dorate?? Io nemmeno lontanamente!!


ANNUNCIAZIONE- BEATO ANGELICO:











E' il mio dipinto preferito! Anzi, il Beato Angelico è uno dei miei pittori preferiti del Rinascimento!
Beato Angelico però era un soprannome, perché in realtà si chiamava Frate Giovanni da Fiesole.
E' un'opera molto ricca questa, e per descriverla parto da destra.
Qui prospettiva e tridimensionalità ci sono sicuramente e un elemento che le presenta è innanzitutto l'edificio nel quale sono inseriti l'angelo e Maria. Le volte a crociera della loggia (così è chiamato un edificio con colonne e aperto su due lati come questo) sono ricoperte da un cielo dipinto puntellato di stelle. Il pittore ha voluto imitare la volta celeste.
Scompare lo sfondo dorato: qui la camera della giovane Maria è arredata in modo molto semplice (si intravede una panca a destra, nella stanza accanto a quella in cui avviene l'annuncio).
Sia l'angelo che Maria tengono le braccia incrociate sul petto. E questo è un richiamo alla tradizione bizantina-orientale della tarda antichità. La posizione costituiva un segno di grande rispetto verso l'interlocutore.
Il fascio di luce che proviene dall'alto è simbolo dello Spirito Santo, diretto verso il cuore di Maria.

A sinistra, ma magari lo avete già riconosciuto o intuito, è raffigurato l'episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre.
Come mai l'artista ha voluto mettere in relazione due episodi così diversi?!
Pensate al fatto che, durante la messa dell'8 dicembre, la Prima Lettura è relativa al peccato originale mentre il Vangelo ovviamente è quello dell'annunciazione dell'angelo.
Quindi? Quindi, la venuta del Salvatore Gesù Cristo riuscirà a cancellare l'errore dei progenitori Adamo ed Eva. L'annuncio dell'angelo è una buona novella, un segno di edificante speranza per il mondo.
Ma Adamo ed Eva vanno soltanto denigrati e criticati? Non mi sembra giusto, anche perché la Bibbia cerca, almeno a mio avviso, di non marcare troppo il loro sbaglio.
"Eva, ovvero, la madre di tutti i viventi". Così terminava il passo che è stato letto l'altro giorno. Non è mai stato scritto: "Eva, la peccatrice." Mai!

ANNUNCIAZIONE DI LEONARDO:






Il formato del dipinto è proprio orizzontale. E' interessante rilevare che l'evento si svolge sullo sfondo di un paesaggio naturale, fatto di abeti e di montagne velate di un azzurro-grigiastro al di là del muretto.
Il prato sul quale l'angelo si appoggia è pieno di fiori, proprio come quello della parte sinistra del dipinto di prima. Ecco, la cura particolareggiata di certi elementi naturali risale al Gotico Internazionale, corrente artistica caratterizzata spesso da sovraffollamento e da un'attenzione quasi maniacale per i dettagli.
Le ali dell'angelo sono piegate verso l'alto, come quelle dell'angelo di Simone Martini... come se fosse appena arrivato.
Maria, al di fuori della sua casa, casa di stile rinascimentale e non certo tipica dell'Israele vicino all'anno zero, si rivela piuttosto sorpresa per questa visita inaspettata: un braccio è appoggiato al libro che stava leggendo, l'altro è leggermente sollevato.

LUCA, 1, 28-35:

Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.  Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio." (...) 


COMMENTO DI PADRE ERMES:

L'annunciazione è l'estasi della storia: viene ciò che l'umanità da sola non può darsi. La storia esce da se stessa, si ricentra su di un altro cardine, si illumina di un altro sole.
Tre volte parla l'angelo: una parola di gioia, "kaire"; una contro la paura, "non temere"; un'ultima parola perché ci sia vita nuova, "lo Spirito verrà e sarai madre". L'angelo propone le tre parole assolute: gioia, fine di ogni paura, e vita: "rallegrati", "non temere", "ecco verrà una vita".

Sono tre parole che toccano le corde più profonde di ogni esistenza umana: il bisogno di felicità, la paura che è madre di inganno e di violenza, l'ansia divina di dare la vita. L'angelo ci assicura che i segni dell'avvicinarsi di Dio sono questi: si moltiplica la gioia, la paura si dissolve, risplende la vita.
Prima parola: «Sii felice Maria, Dio ha posto in te il suo cuore»

Semplicemente: «Gioisci, Maria», sii felice perché, lo sai, la felicità viene dai volti; anche Giuseppe e il suo pensiero e il suo volto ti fanno felice, ma ora è qui colui che è il volto dei volti, è con te, ha posto in te il suo cuore; gli altri sono solo frammenti di quel volto, gocce di luce di quella luce; Dio è con te con quell'abbraccio di cui quelli sulla terra sono solo parabole, solo nostalgia. Sii felice, tu sei amata teneramente, gratuitamente, per sempre. Il nome di Maria è « amata per sempre». E la sua funzione nella chiesa è di ricordare nel suo stesso nome questo amore che porta gioia.


Come sempre è molto poetico: pensate che io ho iniziato ad ascoltare le sue omelie sul Vangelo a 15 anni e ogni volta mi veniva da piangere e mi chiedevo: ma come fa ad esistere una persona così bella nell'anima, così poetica, così positiva verso la vita e il mondo che la circonda?
Dio lo accompagni sempre nel suo ruolo di bravo religioso!

Sapete, in questi anni mi sono ulteriormente arricchita di cultura ma... sono sempre io, nel senso che sono sempre comunque rimasta di cuore semplice e sensibile.
Un cuore che in pochi purtroppo riescono a comprendere davvero...


2 dicembre 2017

Il lungo viaggio di Martino:

E' un post diverso dai soliti questo.
L'ho pensato e scritto in occasione del secondo anniversario della morte di Gabriella e anche in memoria di tutti i ragazzi giovani la cui vita è stata spezzata dal cancro.
Per quel che riguarda Gabriella, il suo funerale è stato celebrato esattamente due anni fa.
Il cancro nel nostro paese è la seconda causa di morte della popolazione dopo le malattie cardiovascolari.
Riflettiamoci bene!!

E' da tre giorni che lavoro a questo scritto, per cui dovete solo dirmi brava. Stavolta sì, questa è davvero una cosa grandiosa!
Tanto scrivere bene è quasi l'unica cosa che so fare.
Alla fine di ogni paragrafo compaiono immagini che ho considerato significative e adatte alle pagine di questa specie di diario.


MI CHIAMO MARTINO:

Mi chiamo Martino, ho vent'anni tondi tondi e studio Economia Aziendale all'Università.
Mi sono diplomato al Liceo Scientifico con una valutazione piuttosto alta e... i numeri e le statistiche sono sempre stati il mio forte! Però non ho un gran metodo di studio, me lo dice spesso anche mia madre, perché inizio a studiare sempre e tutto all'ultimo.
Se vado bene negli studi è perché, modestamente, credo di avere sia dei buoni neuroni sia quella grandiosa botta di fondoschiena necessaria per poter superare interrogazioni e compiti scritti.
"La sedia e i libri devono diventare i vostri migliori amici in questi anni accademici!", sentenzia quasi ad ogni lezione il mio prof. di Economia Industriale, un arcigno signore piuttosto avanti con l'età che sembra che sia uscito da un vecchio archivio storico polveroso.
Quel prof. ha sempre le sopracciglia aggrottate quando ci parla. Ma io non mi impressiono, lo lascio brontolare e vivo sereno!
"Ma sì... Non è il caso di farsi prendere dal panico! Ma cosa vuoi che siano gli esami rispetto alle grandi montagne, rispetto alle cascate, rispetto al tramonto del sole, rispetto all'intero Universo?", mi dice il Giova, il mio migliore amico e compagno di corso. Con lui, durante la settimana, condivido tutto: pranzi in mensa, incursioni in libreria nelle ore buche, panini e merende... Mi ritengo fortunato ad averlo come amico.
Due volte la settimana faccio volontariato in Comune. Aiuto i ragazzini delle medie a fare i compiti, soprattutto per quel che riguarda matematica. Mi piace farlo; loro mi ringraziano spesso e anche i loro genitori sono molto contenti di me e del fatto che i voti dei loro figli migliorino a scuola.
E... adoro il mio motorinooo!! Quando percorro le strade della mia città con il motorino, mi sento davvero libero e felice! L'adrenalina va a mille!
"Vedi di tornare a casa tutto intero!", mi dice mia sorella Giulia, con quel suo mezzo sorrisetto intelligente.
La mia Giulietta! E' una bellissima ragazza di 23 anni, ha dei capelli castani boccolosi e stupendi che le sfiorano le spalle e a me piace un sacco accarezzarglieli!
Mi piace ogni sera prenderle il viso tra le mani e dirle:"Ti voglio un mondo di bene, Giulietta!"
Sono un ragazzo, per questo ogni tanto mi sento dire: "Sei un ometto, bando alle smancerie!"
Ma... che male c'è se esprimo in modo chiaro ed esplicito i miei sentimenti?
Che male c'è se sono affettuoso con quelli che amo?
Giulia è poco più grande di me, ma per me è sempre stata una specie di seconda madre: se sapeste quante volte mi ha rassicurato quando ero piccolo e avevo paura del buio!
Lei sta studiando arte. Cioè, a dire il vero una laurea ce l'ha già, ed è una triennale in Lettere.
Nello studio è ancora più brillante di me: non per niente, ma tutte le volte che porta a casa un trenta e lode, nostro padre le dice:
"Siamo molto fieri di te. Io non ho mai avuto i tuoi voti. Nessuno di noi è mai stato così studioso e geniale."
E io non la invidio, né sono geloso anzi... Lei è un caso straordinario, perché studia quasi volta per volta. E comunque, io ho i miei pregi, lei i suoi. E va benone così!
Siamo molto legati noi due.


Questa l'ho messa perché ho immaginato la vita di Martino come un alberello che, oltre a crescere, genera e diffonde nell'aria delle mani colorate. Le mani dell'allegria, dell'affetto e della solidarietà.

22 DICEMBRE 2015:

Manca pochissimo a Natale. Io e la mia famiglia abbiamo già fatto le valigie per trascorrere quattro giorni in montagna. Finalmente relax! Per un po' niente noiose lezioni...
Anche se al ritorno dovrò sgobbare per portare tre esami per la sessione invernale e, un pochino di tremarella ce l'ho già ora.
Stasera comunque io e mia sorella eravamo nello stesso letto, nel suo, per raccontarcela un pochino.
Solo che abbiamo fatto le tre del mattino!
Poverina, nemmeno quando l'ho vista sbadigliare l'ho lasciata in pace!
Solo lì le ho chiesto un consiglio per una delle due cose che, negli ultimi tempi, mi rendono un pochino ansioso: "Giulietta... ma... secondo te come faccio a conquistare una ragazza?"
mi sono accorto che la mia voce tremava.
Lei si è messa a ridere: "Ma una ragazza non è un territorio da conquistare!".
Strabenedetta ironia femminile! Quando però si è accorta che ero serio e che non ridevo, mi ha detto: "Ma la conosci solo di vista?"
"Eh sì... la vedo nei corridoi dell'Università. Si chiama Chiara, è biondissima... Che faccio? Le regalo un mazzo di rose per l'inizio del nuovo anno?" e di nuovo mi accorgo che mi trema la voce.
Lei mi sorride teneramente.
"Senti, fratellino, siccome non vi conoscete bene e siccome tu non sai se sei ricambiato, comincia intanto con il salutarla e con il fare due chiacchiere quando la vedi."
Rifletto un pochino. Un saluto e due chiacchiere... sì... mi sembra un consiglio sensato e razionale.
Abbiamo solo vent'anni, possiamo fare le cose con calma, corteggiandoci con cautela.
Sì ma il punto è che ogni volta che la vedo mi tremano le gambe.
Riesco a sorriderle ma non mi esce mai nemmeno un filo di voce per poterle dire "ciao".
Mi sento un vigliacco. Perché ho così paura di una ragazza??
Sento parlare di miei coetanei che fanno sesso abitualmente da diverso tempo ma io... io non ho mai toccato nessuna. Sono troppo diverso da loro per poterlo fare!
Comunque né a mia sorella né ai miei genitori sono riuscito a dire l'altra cosa inquietante.
Ultimamente mi succede qualcosa di veramente molto strano: quasi ogni giorno sento un dolore molto forte alla spalla sinistra, un dolore che mi toglie il respiro. Dura per alcuni secondi, poi scompare. E il giorno dopo riappare.
Non so a che cosa sia dovuto.

... Per questo sono tanto attaccato alla vita!!

GENNAIO 2016:

3 GENNAIO 2016: 
Oggi era una bella giornata fresca e soleggiata. Così io, il Giova e alcuni miei ex compagni di liceo, tra cui i miei vicini di casa Carlo e Giorgio, abbiamo voluto giocare una partita a basket nei campi sportivi della nostra ridente cittadina.
Al diavolo lo studio, sono ancora in vacanza e il primo appello è il 24 di gennaio!
Fai oggi quello che puoi fare domani? Ma che proverbio irritante! Fai domani ciò che non vuoi fare oggi, semmai! E pazienza se per una volta prendo solo diciotto.
Ad un certo punto, mentre stavo per tirare la palla, ho urlato: "Ahi!!!" e mi sono sentito svenire.
Non riuscivo più a vedere nulla, sentivo che stavo per cadere a terra.
"Martinoo!" ho sentito urlare.
Il Giova mi teneva per le spalle e Giorgio mi sollevava le gambe. "Ma che cavolo ti succede?", mi ha chiesto Carlo, tutto preoccupato e pallido in volto.
"Ho un dolore tremendo alla spalla, ragazzi." ho bisbigliato io.

20 GENNAIO 2016:
Sono stato dal medico, ho fatto tutti i controlli che dovevo fare, le radiografie soprattutto... e quando ho letto l'esito: "sarcoma osteogenico alla spalla", mi è crollato il mondo addosso.
Ancora non riesco a crederci! Ma perché proprio a me una disgrazia del genere?? Che male ho fatto?

Sono in camera mia, sotto il caldo piumone azzurro. E piango. Non voglio alzarmi, non voglio uscire, non voglio mangiare, non voglio parlare con nessuno... Piango. Piango quasi tutto il giorno.
Vorrei nuotare nel mio immenso mare di lacrime per poterci annegare. Ma perché mi sta accadendo questo???
Dio ci sei??? Se esisti, liberami da questo male! Lo sussurro ad ogni ora del giorno. E nessuno risponde.
Solo il triste e terribile suono del silenzio, come una nebbia che avvolge case e alberi, pervade il mio presente.
Soffro... Mi sento imprigionato in un dolore lacerante... Mi sento fragile e indifeso come una farfalla.

FEBBRAIO 2016:  

Non sono sicuro di arrivare all'inizio del 2017.
Devo iniziare le chemioterapie, dovrò fare la spola tra casa e ospedale. 
Quando ho sentito la parola "chemioterapie", dico la verità, ho ricacciato indietro le lacrime, ho fatto un respiro profondo e ho detto a me stesso: "Caro Martino, vivi più che puoi. Perché, una volta morto, non potrai più fare quello che facevi in vita."
Anche se sto male, cerco comunque di fare più o meno quello che facevo prima di scoprire la mia malattia: continuo a studiare e continuo ad andare in comune per spiegare i compiti ai ragazzini.
Oltre a ciò, tutti i sabati vado alla casa di riposo del mio quartiere. Faccio compagnia agli anziani e aiuto gli operatori a distribuire i pasti.
Giulia vuole che io molli il volontariato. Dice che in un momento come questo io dovrei pensare innanzitutto a me stesso e dice anche che non dovrei sprecare le poche energie che ho con attività particolarmente impegnative. Ma lei non capisce.
Non capisce che, proprio perché sto male, devo impegnarmi a donare questo frammento di vita che mi rimane agli altri.
Non capisce che io devo stringere i denti, farmi forza e andare avanti lo stesso.
Non capisce quanto mi costa ogni mattina alzarmi dal letto e imporre a me stesso di sorridere e di vivere il più intensamente possibile.
I nostri genitori sono distrutti. Li vedo spesso piangere, abbracciati l'uno all'altro.
E ogni giorno abbracciano me, e mi dicono: "Ti siamo vicini, non sai quanto ti amiamo. Sei il nostro ragazzo dal cuore d'oro."

Stasera io e Giulia abbiamo litigato di nuovo. 
Lei mi ha quasi urlato che sono un testardo e che non riesco ad accettare la mia malattia.
"Ah, quindi secondo te dedicare del tempo agli altri quando si ha il tempo contato vorrebbe dire non accettare di essere malati? Ti sei già dimenticata il carpe diem di Orazio?? E pensare che hai preso trenta in latino!! Brava, complimenti! Mi sembra che la memoria corta non sia mai stata un tuo difetto!" le ho urlato io a mia volta.
"Fiorellino mio, non voglio che tu te ne vada!" ha esclamato lei, per poi cadere in una crisi di pianto da brividi. 
A quel punto l'ho abbracciata, le ho accarezzato la schiena e le ho sussurrato: "Devo vivere il più possibile, Giulietta. Devo aggrapparmi con tutta la forza non soltanto ad ogni istante, ma anche ad ogni respiro che questa vita mi offre."
Non voglio vederla disperata. Non voglio che a causa del mio tumore lei perda il suo bel sorriso, luminoso come la luna piena.

Martino dona se stesso e non smette di farlo. Non so se l'avete capito, ma dona il suo cuore agli altri. E' ciò che tutti quanti dovremmo fare.

APRILE 2016:

9 APRILE 2016:
Oggi è il mio ventunesimo compleanno. Ho ricevuto un sacco di regali.
Mi sento debole, ma felice, anche se sono nel pieno delle chemio.
Sto perdendo quasi tutti i miei capelli ricci e scuri, eppure sono felice.
Stasera, io, Giulia e i miei genitori abbiamo fatto una specie di "cineforum di famiglia".
Abbiamo rivisto il film preferito di mia sorella, ovvero, "Into the Wild".
Io tenevo la testa appoggiata sulla spalla di mia madre.
Alla fine del film, ho detto:"Sapete cosa significa per me happiness is real when only shared ?
Che la mia gioia siete voi!"
Mia madre ha iniziato a piangere e a coprirmi di baci.
E' la verità, però. Non sono solo, no di certo. Ci sono loro in questo momento difficile, e loro tre soprattutto sono la mia forza. La mia grande famiglia unita!

... Soprattutto in momenti particolarmente difficili della vita.

MAGGIO 2016:

18 MAGGIO 2016: 
Oggi io e il Giova abbiamo studiato Diritto Commerciale insieme.
Vogliamo entrambi dare l'esame a giugno.
Quanto è buono il Giova! Spesso viene a casa mia per prestarmi gli appunti e aggiornarmi con i programmi d'esame. Io l'Università posso frequentarla saltuariamente.
Due ore. Due ore nel salotto del Giova, a ripetere i contenuti di diverse pagine di quel mega manualone che la prof. ci ha assegnato.
Non siamo mai stati così concentrati come stamattina.
"Martino... ti va di fare una passeggiata? O sei stanco per poterla fare?", mi ha chiesto il Giova. 
Io credo di aver fatto un sorriso che andava da un orecchio all'altro.
Abbiamo camminato per un po' tra le vie della città finché non siamo arrivati ai giardini pubblici.
Ci siamo seduti su una panchina.
Sono bellissimi i giardini a maggio: le rose fioriscono, l'erba è verde, sui ciliegi in fiore si posano gli uccellini...
Da quando sono malato osservo con più attenzione ciò che di bello e di positivo mi offre la vita.
La natura è meravigliosa, l'amore è meraviglioso. Ci sono due cose che nella vita non bisognerebbe mai perdere secondo me: l'amore per gli altri e la capacità di ammirare il Creato.
Non immaginate quanto sono riconoscente a Dio da un po' di tempo a questa parte, per avermi donato la forza di affrontare le grandi difficoltà che sto attraversando!
Ho ricominciato a frequentare la messa, come facevo quando ero bambino.
La mia carnagione è diventata decisamente più bianca e in testa sono calvo come un ultra sessantenne.
Tutte quelle lacrime di qualche mese fa... sento che mi hanno reso più forte, più maturo.
C'è una canzone di Mary J Blige che fa: "In each tear there's a lesson. Make you wiser than before, makes you stronger than you know. Each tear, bring you closer to your dreams. 
No mistake, no hearthbreak can take away what you meant to be..."

"Signore, tu mi scruti e mi conosci. (...) Ti sono note tutte le mie vie;
  la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta." (Salmo 138)

GIUGNO 2016:

Ho preso 27!
E anche Diritto Commerciale è andato ed è andato a meraviglia!!
Solo che dopo l'esame mi sono sentito talmente stanco...
Se stessi bene, organizzerei all'istante una mezza giornata al parco acquatico con i miei amici e con mia sorella ma ho soltanto voglia di andare a letto e di dormire.
Mi sono meritato quel voto, ho ricevuto una grande soddisfazione... peccato che io sia troppo stremato per poter festeggiare.
Quindi vado a letto e mi addormento subito.

Quando riapro gli occhi, vedo Giulia distesa accanto a me, profondamente addormentata.
Noto che tra le mani tiene un piccolo biglietto di carta. Con estrema delicatezza, glielo tolgo e leggo:
"Sei un ragazzo che vale più di tutto l'oro del mondo! Sei dolce e al contempo forte."
Sento che stanno per venirmi le lacrime agli occhi. E allora decido di darle un leggero bacio sulla fronte e le sussurro un "grazie", mentre lei sorride lieta, nel sonno.


La solidarietà dà la forza!


AGOSTO 2016:

Stanotte mi mancava il respiro. "Aiuto! Aiuto!", cercavo di gridare mentre ansimavo, preso dal terrore e dall'angoscia.
Mi sembrava di essere un gattino dentro una bacinella d'acqua che con le zampe cerca di raggiungere il bordo per poter uscire e per non annegare.

MI hanno portato in ospedale per un ricovero d'urgenza. Le mie condizioni sono peggiorate.
Il cancro si è esteso, vale a dire che ha fatto metastasi dappertutto e più rapidamente del previsto.
Le chemio non lo hanno arginato, ma sapevo che le speranze erano poche.
Sono malato in ogni cellula del corpo. Io sono il mio cancro.

... tutti hanno paura del buio!!! Indipendentemente dal fatto che si creda in Dio.

OTTOBRE 2016:

9 OTTOBRE 2016: 
Negli ultimi due mesi ho passato molto più tempo in ospedale che a casa. 
L'anno accademico sarebbe iniziato da quindici giorni, ma non sono assolutamente in condizioni di andarci, purtroppo. 
Mi imbottiscono di morfina per calmare i dolori. Sono quasi sempre sdraiato.
L'altro giorno Giorgio, Carlo e il Giova sono venuti a trovarmi.
La sorella del Giova ha deciso di sposarsi il prossimo anno. 
Peccato che io non ci sarò.

 16 OTTOBRE 2016:
Trascorro la maggior parte delle giornate dormendo. Vorrei tanto poter trovare la forza di alzarmi da questo letto d'ospedale e poter camminare, anche soltanto nel corridoio del reparto. Ma mi mancano le forze.
Anche oggi il Giova è venuto a trovarmi. E mi ha fatto una gran bella sorpresa: ha portato anche Chiara! Ma quanto è straordinario il mio migliore amico??
Per la prima volta ho avuto l'occasione di poter parlare faccia a faccia con la ragazza che mi piace da mesi. Il suo modo di porsi era pacato e gentile. Mi ha addirittura portato una piccola scatola di cioccolatini come regalo. E sembrava piuttosto triste per me.
Ad un certo punto ha bisbigliato: "Ma non è giusto che tu stia così male."
Allora io le ho preso le mani e le ho detto: "Chiara, non è questione di giustizia. Mi è accaduto e ho imparato ad accettarlo. E' stato molto difficile, ma ciò che più mi conforta è tutto l'amore che mi circonda."
A quel punto lei non è riuscita a trattenere le lacrime.
Quando il Giova è uscito dalla stanza con Chiara, poco prima di addormentarmi, ho pensato: "Probabilmente, se non mi fossi ammalato e se avessi avuto un po' di vita in più, una storia tra me e lei avrebbe funzionato."

26 OTTOBRE 2016:
Giulia ha passato il suo ventiquattresimo compleanno quasi tutto il giorno vicina a me, accanto al mio letto d'ospedale. Ha rinunciato a partecipare ad un seminario di archeologia per poter stare con me.
Lei è molto portata per le tipologie d'arte. Oltre a disegnare benissimo suona la chitarra altrettanto bene.
Oggi mi ha fatto un paio di regali, entrambi provenivano dalla sua strabiliante vena creativa.
Mi ha portato un ritratto: mi ha disegnato con i capelli, con la cravatta e una camicia a quadri.
Ha leggermente colorato di rosa i miei zigomi.
Ad ogni modo, quando le infermiere e i medici sono usciti dalla mia stanza, lei ha preso la chitarra e si è messa a cantare la nostra canzone preferita, "Tappeto di fragole" dei Modà.
"Eccoci qua... A guardare le nuvole, su un tappeto di fragole. Come si fa a spiegarti se mi agito e mi rendo ridicolo..."
Abbiamo cantato sottovoce, e alla fine della canzone mi è venuto da piangere.
A quel punto, Giulia si è alzata per abbracciarmi. La sua stretta era calda.
"Per favore, fiorellino mio, non dimenticarti di me quando te ne andrai per sempre.", mi ha sussurrato in un orecchio.
"Tu sarai sempre nel mio cuore. E anche mamma e papà", sono riuscito a dire tra i singhiozzi.
Ma quanto può essere dolorosamente bella la vita?

         "Una persona non muore mai finché il suo ricordo vive nell'animo di coloro che l'hanno veramente amata." Cit. Anna N., ottobre 2017
24 DICEMBRE 2016:

Da una settimana a questa parte mangio pochissimo. Sono circondato da macchinari che accompagnano i miei ultimi istanti di vita. Sono arrivato a capolinea.
Persino gli occhi fanno fatica a rimanere aperti.

Mi chiamo Martino, è la Vigilia di Natale e sto morendo.
Non sono nemmeno arrivato a compiere 22 anni, non potrò mai laurearmi, non potrò mai specializzarmi, non potrò mai iniziare a lavorare.

La mia vita è stata breve, maledettamente breve. Ma degna di essere vissuta.
Tra un po' chiuderò gli occhi per sempre e andrò in un posto meraviglioso, dove Dio mi accoglierà con un mega sorriso sulle labbra. 
A te, Dio dell'amore, offro questa mia piccola vita di ragazzo generoso.
 
Vola in cielo, piccolo grande angelo!

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Se state piangendo o ci siete vicini meglio per voi, perché vuol dire che almeno avete un cuore.
Ma non l'ho scritto per farvi piangere, se secondo voi l'ho reso abbastanza coinvolgente è perché so cosa significa avere qualcuno che ami che è malato di cancro.
Ho provato anch'io il dolore della perdita.
Ora non ho dolore dentro di me, diciamo che quando nella mia mente riaffiorano certi ricordi con persone che non ci sono più e che per me sono state significative, mescolo i sorrisi con qualche piccola lacrima che si ferma però alle palpebre.

Pochi giorni fa qualcuno mi ha detto che la morte fa parte della vita, ed è verissimo, non c'è nulla di più vero di questo.
Non avrei mai immaginato che la mia mente, in seguito a questo discorso, potesse generare e dare vita a tutto ciò... davvero.
Però la morte provoca distacco da coloro che abbiamo amato. La morte ci impedisce di avere un contatto diretto con essi.
Eppure, ciò che da quelle persone abbiamo imparato, non verrà perduto mai!
Ecco in che modo anche la morte fa parte della vita: ci rende consapevoli del valore delle relazioni!