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27 gennaio 2017

Ricordando la Shoah e Yoram Fridman:


Credo che Yoram Fridman non abbia più bisogno di presentazioni da parte mia. Credo infatti che ricordiate bene il ragazzino ebreo costretto a nascondersi da un mondo che lo voleva morto.
Ed ora ve lo ritrovate citato anche in questo post.
Il signor Fridman ha quasi 85 anni: continua a godere di buona salute e soprattutto, continua ad essere ben disposto a raccontare la sua tragica infanzia a giornalisti e a intervistatori di ogni genere.
Inutile specificare anche che Yoram è spesso presente come testimone della Shoah nelle scuole e negli istituti accademici israeliani.

A metà gennaio è uscito sul web un messaggio da parte sua rivolto ai giovani di tutto il mondo. Eccolo qui, ve lo riporto tradotto in italiano. Dico la verità, non appena ho terminato di leggerlo mi sono messa a piangere. Mi sono commossa anche stavolta.

Messaggio di Yoram Fridman ai giovani:

"Ciao a tutti, sono Yoram Fridman. Sono un docente di matematica in pensione e vivo in Israele da molti anni. Sono molto contento di sapere che il film relativo alla storia della mia difficile infanzia sia stato diffuso in tutto il mondo e sia stato visto da moltissime persone.
Mi piace rendermi conto del fatto che la mia storia attrae e incuriosisce molti giovani anche europei e americani. Le nuove generazioni spesso mi scrivono lettere di ringraziamento per la mia testimonianza e io apprezzo soprattutto quando mi dicono che hanno consigliato ai loro amici e parenti di vedere il film.
Cari giovani, con questo messaggio io voglio ancora affermare che tutto quello che avete visto nel film è vero e reale! Il desiderio di vivere per me è stato più forte di qualsiasi insidia e cattiveria! Spero che vi ricorderete di me anche quando sarete a vostra volta genitori e nonni e io non ci sarò più. Vorrei che mi portaste nella vostra memoria per sempre! Spero che la mia storia possa in qualche modo essere sempre parte di voi e soprattutto, mi auguro che possa darvi la forza di affrontare con coraggio e con determinazione le difficoltà della vita. Non dovete mai smettere di credere in voi stessi!!
Grazie e shalom (=espressione ebraica che significa: vi auguro ogni bene),
Joram Fridman."

Da un anno e mezzo circa sto facendo anch'io un piacere a Joram Fridman, non soltanto perché consiglio e regalo il film "Corri ragazzo corri!" ma anche perché sul mio blog, dopo averne svolto la recensione, ho valorizzato più volte la personalità del protagonista.
Joram anziano con il bambino attore del film

Riporto qui sotto alcune scene drammatiche del film. Le ho caricate soprattutto per dare una chiara idea ai miei lettori di che cosa ha passato quel povero ragazzino.

a) Solo in mezzo alla neve, mentre ripensa alle ultime parole del padre: "Devi sopravvivere! Ma non devi mai dimenticare che sei ebreo".



b) In ospedale con la mano insanguinata e un medico nazista che si rifiuta di operarlo:


Se l'avessero operato subito ora non sarebbe senza un braccio.

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La seconda parte del post è dedicata all'esposizione e al breve commento di due poesie relative al tema del genocidio ebraico.

FILO SPINATO:


"Su un acceso rosso tramonto,
sotto gli ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
è il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire."


Peter era un ragazzino ebreo deportato a Terezin e successivamente morto, come molti altri suoi coetanei, all'interno delle camere a gas di Auschwitz.
La primavera è giunta: gli alberi fioriscono in un giardino al di là del filo spinato, mentre il sole tramonta. Il mondo sorride di fronte alla rinascita della Natura.
Quei bambini rinchiusi nel campo dovrebbero sbocciare ma non possono. Sarebbero candidi boccioli di rose che vorrebbero sbocciare ma purtroppo sono costretti a morire a causa di un'abbondante nevicata portata da un terribile vento.


AUSCHWITZ- FRANCESCO GUCCINI:

"Son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per il camino
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.


Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà."



-"e adesso sono nel vento", proprio come i sogni del ragazzo bosniaco al quale io scrivevo il mio addio poetico esattamente tre anni fa: "Addio, ragazzo! I tuoi sogni svaniranno per sempre, come una nube di fumo che si solleva nel cielo e si dilegua nell'aria". Le anime delle vittime innocenti ondeggiano nel vento abbracciate dai raggi del sole.  E' soltanto la memoria che le rende percepibili.

- "Io chiedo come può l'uomo uccidere un suo fratello": Me lo chiedo anch'io. Siete mai stati in Germania o in Polonia a visitare un campo di concentramento? Io sì. A Dachau, nei pressi di Monaco di Baviera, per la precisione. Era la gita scolastica di terza liceo. Era molto grande quel campo e ci
Forni di Dachau
avevano detto di visitarlo individualmente e in silenzio. Ad un certo punto ricordo di essere entrata nella zona dei forni crematori e proprio lì, mentre osservavo sconcertata e inorridita quelle stanze anguste e un po' buie in cui circa settant'anni prima molti ebrei erano stati ridotti in cenere, pensavo proprio a questo:"Come puo' l'uomo uccidere i propri simili?"
Il punto è che questa domanda rimane, almeno nella mia mente. Hitler nel 1933 aveva deciso che l'umanità era suddivisa in "razze" e che la "razza ariana" era l'unica che meritava un posto nel mondo dal momento che era sempre stata una razza pura. Ma quale razza pura, Cristosanto??!! Anche la Germania, come l'Italia, è stata attraversata e abitata da diversi popoli quali questi (nell'età antica e nel medioevo): Cherusci, Galli, Romani, Unni, Longobardi, Slavi, Franchi e Normanni.
I tedeschi di adesso nella loro lingua (proprio come noi italiani e come altre nazioni europee) conservano diverse tracce di parole che appartenevano alle lingue dei popoli precedenti.
Non solo. Ma la Germania, proprio come l'Italia, è divenuta uno stato unitario soltanto nel pieno del XIX° secolo. Prima di Ottone di Bismarck la Germania era suddivisa in regni.

-"Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà": Mai! Almeno credo io. Secondo gli ebrei, non ci saranno più né guerre né violenze quando arriverà un Messia in grado di portare in tutto il Pianeta una pace universale. Per questo non hanno mai creduto che Gesù fosse il Figlio di Dio. Noi cristiani invece siamo convinti che conosceremo un mondo di pace, di amore e di concordia soltanto nell'oltretomba.
Quando ho letto l'ultima strofa di questa poesia ho pensato al testo di una canzone intitolata:
"Lo scriverò nel vento". Se non sapete di che cosa sto parlando non preoccupatevi: la conoscete soltanto se siete nati dal 1995 in poi. Comunque inizia così: "Lo scriverò nel vento, col rosa del tramonto di questa mia città, che voglio bene al mondo e a tutto il mondo il vento so che lo porterà. Lo soffierà sul mare per farlo navigare fin dove arriverà. Lo leggerà la gente di un altro continente e mi risponderà." 

Le strofe sono dolci e poetiche, il ritornello contiene un messaggio di solidarietà e di pace:
"Saremo tutti amici, saremo mille voci, un coro che cantando cancellerà... le lingue e le distanze non conteranno a niente e questo mondo che mondo sarà... Così sarà! Vento Soffia più piano così l'amore rinascerà. Forte soffia sul pianto ed un sorriso rinascerà".




15 gennaio 2017

"Donnie Darko", un film pieno di domande:

"Donnie Darko" è annoverato nella lista dei cento film più affascinanti della storia del cinema.
Da sedici anni, quest'opera attrae soprattutto quella fascia di età della popolazione maschile compresa tra i 15 e i 30 anni. Avendo voluto capire i motivi per cui diversi ragazzi lo ritengono un film di grande valore e attrattiva, ho svolto una delicata e scrupolosa analisi dei contenuti.  
Non partirò dall'inizio però. Parto da quella che considero la scena-fulcro del film.

1) DONNIE E FRANK:

Donnie si trova al cinema con Gretchen, la sua ragazza. Sono soli nel buio della sala in cui si svolge la proiezione. Lei è assopita. Il ragazzo invece, ad un tratto vede Frank, l'enorme e mostruoso coniglio che nelle settimane precedenti gli aveva annunciato la fine del mondo.
Con un sorrisetto un po' incuriosito e un po' compiaciuto, Donnie gli chiede: "Perché indossi quello stupido costume da coniglio?" e si sente rispondere con un'altra domanda che sembra un'idiozia ma che invece è tutt'altro che una banalità: "Perché indossi quello stupido costume da uomo?"
Frank ha una voce cavernosa, inquietante. Il coniglio scandisce piuttosto lentamente le parole che dice. Ad ogni modo, la domanda che questo strano essere rivolge a Donnie è una domanda di carattere esistenziale. Parafrasata infatti, significa: "Che senso ha vivere da creature umane?". Una parafrasi ancora più facile, se volete, sarebbe questa: "Qual'è il vero senso dell'esistenza umana?".
"Togliti la maschera", gli dice il ragazzo subito dopo. E Frank ubbidisce. Allora diviene palese ed evidente quel terribile occhio sanguinante, emblema di un modo parziale e distorto di vedere la realtà. Dio ci ha dato il dono della libertà, la capacità di distinguere il bene dal male e anche la possibilità di trovare un equilibrio tra sofferenza e gioia nella nostra quotidianità. Il punto è che Frank disprezza la libertà, vede soltanto ciò che è male, morte e dolore ed è molto ma molto lontano dalla ricerca di un equilibrio esistenziale che gli renda sopportabile la vita. 
Frank è una figura demoniaca, rappresenta il male e l'empietà. Attenzione: Frank non è un'entità astratta, è un individuo. Anzi, rappresenta bene tutte quelle persone divenute malvagie a causa delle innumerevoli violenze e angherie che sono state loro inflitte. Sì, perché malvagi non si nasce ma si diventa, solitamente. Frank induce Donnie a fare del male (ad allagare la scuola, per esempio).
"Tutto questo quando finirà?" è la domanda del giovane, che non smette di fissare quell'occhio sporco di sangue.  "Dovresti saperlo ormai. (...) Hai mai visto una porta di confine?"
Parafrasiamo anche questa parte di conversazione: "Quando arriverà il momento in cui il male scomparirà dal mondo?" "Dovresti averlo intuito ormai. Quando sarai morto potrai entrare in un mondo ultraterreno in cui troverai anche la risposta a questa domanda."

In effetti, pensiamoci bene: nessuno di noi troverà mai una valida spiegazione sul motivo per cui nel mondo e in ogni vita umana è presente il male. Forse troveremo la risposta dopo la morte. Ad ogni modo, con la morte finiranno l'angoscia, il dolore, le falsità, i tormenti interiori.
Morire vuol dire chiudere gli occhi per sempre e augurarsi di trapassare in un mondo perfetto e felice.

Ecco la scena:



E ora mi collego all'inizio della vicenda:

2 ottobre 1988= Donnie è un adolescente clinicamente malato, soffre di allucinazioni. In quella notte, si alza dal letto e si reca in giardino perché sente una voce che gli ordina di seguirlo. In giardino compare questo coniglio dagli orridi dentoni: "28 giorni. 6 ore. 42 minuti. 12 secondi. Ecco quando il mondo finirà." 
Il mio amico qualche tempo fa mi ha detto (testuali parole, eh!): "Donnie è simile a un profeta, perché comprende le cose prima e meglio degli altri." E' vero, sono d'accordo.
Ma quel ragazzo è soprattutto il simbolo della condizione umana, precaria, tormentata e piena di domande alle quali non potrà mai dare delle risposte esaustive.

Significativo è anche, a mio avviso, il punto in cui il ragazzo punta ripetutamente la punta del coltello contro lo specchio del bagno per cercare di ferire e uccidere il coniglio. Non è che Donnie si diverta ad avere le visioni allucinate. Solo che quello è il momento in cui impara che sconfiggere il male con un semplice coltello è impossibile, anche per il fatto che il male è una parte di lui. E' dentro ad ogni individuo, dunque è impossibile debellarlo completamente e definitivamente.


2) LA LINEA DELLA VITA:


Allora, innanzitutto: Kitty, la prof. di scienze motorie, è una gran str*n*a! Il suo programma didattico è inconsistente, insensato! Avrebbe fatto meglio a far fare a quei ragazzi quattro lanci a basket o a pallavolo!! Ma dai!! Paura/amore!! Come se la vita fosse soltanto un binomio tra questi due sentimenti! Donnie, pur essendo uno schizofrenico paranoide, ragiona infinitamente meglio di alcuni adulti operativi nella scuola che frequenta. Ricopio la sua contestazione: "Ci sono altre cose che vanno prese in considerazione: lo spettro completo delle emozioni umane. Non è corretto raggruppare tutto in due categorie per poi negare tutto il resto."
Ma a parte lo spettro completo delle emozioni umane... io avrei avuto un'altra riflessione da aggiungere al discorso di Donnie: "La paura è sì un sentimento negativo, ma tutto sommato umano. La paura è quello stato d'animo che definisce e che caratterizza la fragilità, la precarietà e la vulnerabilità dell'esistenza umana. Tutti gli uomini nutrono, oltre all'entusiasmo, anche un po' di paura e di apprensione per il futuro. Il futuro è oscuro, è ciò che nessuno conosce. Per questo ciò che sarà provoca ansia e sgomento. Ci sono due verbi in latino che esprimono bene il concetto di avvenire: fio (essere fatto, accadere, diventare) e futurum esse (che è il futuro di sum)."


3) IL PORTALE DELLA CHIESA:

Di tanto in tanto, il regista inserisce un espediente cinematografico che valorizza il concetto di tempo: il portale di una chiesa, dal quale molte persone entrano ed escono frettolosamente. 
Molti filosofi e letterati hanno analizzato nei loro scritti il concetto del continuo fluire del presente.
Il significato di questa immagine è rivelato da una domanda che secondo me il regista dev'essersi fatto più volte al tempo della realizzazione del film, ovvero: "Le persone, nel loro quotidiano e frenetico tram-tram, trovano il tempo per chiedersi che il senso ha la loro esistenza?"


4) GRETCHEN: 


Sarebbe la deuteragonista del film (dopo Donnie, è lei il personaggio più importante del film).
Gretchen porta sulle spalle il peso di una tragica situazione familiare: il suo patrigno ha tentato di uccidere la madre con quattro coltellate al petto. Il punto è che la ragazza riferisce candidamente e schiettamente il suo enorme dramma a un ragazzo che conosce pochissimo, come se dicesse: "Due settimane fa sono andata a fare shopping a New York city ed è stato meraviglioso!"
Anche Gretchen è molto intelligente e intuitiva, perché si rende immediatamente conto che Donnie è molto portato per l'ascolto. E' uno strano ragazzo, ma molto sensibile.

Un discorso molto interessante che la ragazza fa, durante una passeggiata con Donnie, è questo: "Pensa se uno potesse tornare indietro nel tempo, prendere tutti i momenti neri e dolorosi e rimpiazzarli con qualcos'altro." Magari si potesse fare! Ma il passato è il trascorso e quindi è impossibile da modificare.


5) ROBERTA SPARROW E IL SENSO DELLA SOLITUDINE IN PUNTO DI MORTE:

Roberta Sparrow è la vecchietta che vive da sola in una povera casa. E' soprannominata da Donnie "Nonna Morte". Tutti i giorni la misteriosa signora compie lo stesso tragitto, avanti e indietro dalla cassetta della posta.
Un giorno l'anziana signora dice al ragazzo in un orecchio: "Ogni creatura sulla terra quando muore è sola".
Durante una seduta con la psicanalista, il giovane pronuncia questa frase agghiacciante, affermando anche di essersi ricordato del suo cane, morto rintanato in un angolino del portico, solo.
La psicanalista gli chiede: "La ricerca di Dio ha un senso?" e il ragazzo le risponde: "No, se ognuno sulla Terra quando muore è solo."
Ok. Rispetto, anzi, ammiro le teorie di Donnie, anche se a volte fatico a capirle appieno.
Per me la Sparrow ha ragione. Io credo che la solitudine in punto di morte non dipenda tanto dall'esistenza di Dio. Basta pensare al cancro. Penso al fatto che, quando una persona è malata in ogni centimetro del corpo perché il tumore ha fatto metastasi dappertutto, essa soffre moltissimo, forse troppo negli ultimi momenti di vita: è inferma, fatica a respirare e i suoi battiti sono sballati. Soffre e purtroppo è cosciente e consapevole. E chi le sta intorno, chi le vuole davvero bene, è addolorato e dispiaciuto, ma non riesce a capire del tutto che cosa può provare un individuo a stare così terribilmente male. Bisogna starci dentro in prima persona alle situazioni!!
Quando scocca l'ora della fine quindi, ti ritrovi da solo, anche se muori "tra le braccia dei tuoi cari". Finché non arriva il fatidico momento (che comunque arriva per ognuno!), nessuno riesce a capire pienamente il senso del chiudere gli occhi per sempre e del non rivedere nulla mai più.
Qualcuno ora potrebbe replicare: "Ma affidi la tua anima a Dio."
Sì, certo. Ammesso che Dio esista veramente e ammesso che sia disposto ad accoglierti in Paradiso.
Io credo che Dio esista. Non ne sono convinta, ma lo credo con tutta me stessa. Ne sono alla ricerca!

















Riporto qui sotto il dialogo che poche scene più avanti avviene tra Donnie e il professore di fisica:

Donnie: "Se Dio controlla il tempo allora è tutto prestabilito. (...) Ognuno cammina su un sentiero già tracciato, quindi, se uno vedesse il proprio sentiero fino in fondo potrebbe vedere il futuro."
Professore: "C'è una contraddizione in quello che dici. Se potessimo vedere il nostro destino avremmo allora la possibilità di scegliere se tradirlo o meno."
Donnie: "No, se si viaggia lungo il sentiero di Dio."

E' una delle molte domande che ci si fanno: "Nelle scelte che facciamo c'è davvero l'impronta di Dio? ".


6) IL FINALE:

La notte di halloween, caratterizzata da morte, dolore e paura, è vinta dalla luce di un'alba nuova.
Ma attenzione: quella non è soltanto l'alba del primo novembre 1988. E' un'alba da intendere in senso ultraterreno: l'alba dei Nuovi Tempi che distrugge il mondo terreno, tormentato da neri turbini di nuvole che sovrastano le montagne.
Donnie carica il corpo di Gretchen in macchina e si dirige sulla sommità di una collina.

Poi si ritorna al 2 ottobre 1988. E qui parte :"Mad World", canzone stupenda di Gary Jules.
Poco dopo, vediamo Gretchen viva e vegeta, mentre invece Donnie è morto perché durante la notte è caduto il reattore di un aereo in camera sua.
E' un finale strano, insolito, interpretabile in molti modi.
La domanda è questa sostanzialmente: "Donnie è morto o no?" Secondo alcuni sì. Secondo alcuni la fine del film è reale, tutto il resto era immaginazione e fantasia, era tutto un mondo strano nella mente di un pazzo. Però Donnie non è soltanto un pazzo.

Per me invece Donnie non è mai morto. Se la mettiamo così dunque, il finale è sostanzialmente una provocazione del regista per gli spettatori che suona in questo modo: "E se il 2 ottobre 1988 quel reattore fosse veramente caduto nella camera di Donnie? Se Donnie fosse morto senza conoscere l'amore di Gretchen? Se Donnie fosse morto senza aver mai avuto la possibilità di chiedersi che senso avesse la sua esistenza, il suo ruolo nel mondo?!"

A mio parere il messaggio del regista è lo stesso che Orazio vuole trasmettere con la breve frase: "carpe diem". "Carpe diem" nel senso di: cogli l'attimo, vivi intensamente, fatti mille domande. Ma non sprofondare mai nella banalità di teorie semplicistiche, senza alcun fondamento psicologico.



In conclusione: Donnie Darko è un film cupo, inquietante, agghiacciante, complesso, difficile da decifrare in certi punti in cui compaiono frasi abbastanza sibilline. Però è un film che aiuta a riflettere.






12 gennaio 2017

L'arte di Marc Chagall:


E' un artista piuttosto conosciuto, di cui di tanto in tanto si organizzano, anche in Italia, alcune mostre relative alle sue opere pittoriche. A me affascina molto. 
Dopo alcune brevi notizie biografiche cercherò di spiegare nel modo più accattivante possibile alcuni suoi quadri.

BIOGRAFIA:

Marc Chagall nacque nel 1887 a Lyozno in Bielorussia da una famiglia di origine ebraica. Dopo aver studiato all'Accademia Imperiale di belle Arti di San Pietroburgo, si trasferì a Parigi. Rimase in Francia dal 1911 al 1914. In questo triennio espose i suoi quadri al Salon des Independants.
Rientrato in Bielorussia a causa dello scoppio della guerra, Chagall fonda l'Accademia di Vitebsk, una città vicina al suo villaggio natale, di cui diviene direttore. Fu attivo nella Rivoluzione d'ottobre.
Negli anni Venti e Trenta fu presente in vari stati europei (Italia, Francia, Inghilterra, Olanda e Spagna). Nel 1941 si trasferì negli Stati Uniti per sfuggire ai campi di sterminio.
Marc Chagall è morto nel 1985 in Francia, a Saint-Paul de Vence.




GIUDIZI DEGLI STUDIOSI D'ARTE:

Il critico d'arte Paolo di Teodoro delinea così l'arte di Chagall:
"Il suo mondo poetico si nutre di una fantasia che si richiama all'ingenuità infantile e alla fiaba, sempre profondamente radicata nella tradizione russa. Le sue figurette che si lasciano trasportare dal vento, occupano uno spazio in cui l'orientamento non esiste più. Il sotto e il sopra si equivalgono: come nei sogni, tutto è possibile e vero."

Renato Barilli, autore di un manuale universitario che ho studiato per l'esame di arte contemporanea, inserisce Chagall nel capitolo relativo al cubismo (anche se non lo si può definire del tutto cubista) e scrive:
"Chagall nel 1910 entra in contatto con l'avanguardia cubista e ne trae l'impulso a legittimare ancor più i voli, le torsioni, le impennate delle sue figure, della sua fame di racconto, senza alcun sacrificio della loro consistenza intrinseca che resta densa, sapida e golosa. Così pure la tavolozza permane notturna ma accesa da bagliori, da fosforescenze quasi appartenenti alla famiglia dei fuochi fatui (...). (...) Anche in Chagall è forte la carica espressionista (...)


"IO E IL MIO VILLAGGIO": 


Dipinto nel 1911, quest'opera è un omaggio al suo villaggio natale e alle tradizioni ad esso collegate.
E' piuttosto complesso, soprattutto per il fatto che uomini e animali vivono in stretta interdipendenza.
A sinistra c'è il muso di una mucca e di fronte il viso visto di profilo di un contadino. Il viso del contadino è verde, come l'erba dei campi che egli stesso lavora.
Tra il muso della mucca e il volto del contadino è stata realizzata una circonferenza, che probabilmente è simbolo di un'orbita planetaria con la presenza di una sottile luna rosso mattone in basso a sinistra. Il contadino tiene tra le mani un albero che rientra all'interno della circonferenza.
Una strada dipinta con un rosa acceso porta in cima ad una collina sulla cui sommità vi sono le case e gli edifici del villaggio sullo sfondo. Chagall illustra inoltre alcune attività contadine (=una donna che munge la mucca e un uomo che torna dal lavoro tenendo una falce sulla spalla destra).

Questo dipinto richiama immediatamente lo stile dei cubisti per la frammentazione delle forme e la loro successiva ricomposizione.
Lo stile è abbastanza simile a quello che il francese Georges Braque adotta nel dipinto "Violino e brocca":

Anche qui gli oggetti sono stati frammentati nello spazio e ricomposti quasi immediatamente. Uno sguardo superficiale al dipinto non riesce a notare in modo chiaro la brocca al centro della composizione e appoggiata su un tavolo quadrato e verticale. Anche qui, come nel dipinto di Chagall mostrato sopra, gli oggetti e lo spazio si integrano ma al contempo si confondono. C'è però una rilevante differenza: "Il mio villaggio" è un'opera che raffigura un ambiente esterno e, in questo caso, sia la fusione sia l'interdipendenza tra ambiente, animali e persone rimanda al legame profondo che gli abitanti di Lyozno nutrono con le attività che garantiscono loro la sopravvivenza, ovvero, l'agricoltura e l'allevamento.
"Violino e brocca" invece, ha chiaramente un'ambientazione interna in cui spicca in basso a destra la fisionomia ricomposta di un violino. Qui però è tutto più confuso, perché i rapporti prospettici e spaziali degli oggetti non sono definiti (il piano del tavolo che attraversa la forma della brocca??!).

Però, se proprio devo aggiungere anche un'osservazione personale su questo dipinto, direi che mi ricorda anche lo stile dei Fauves francesi dei primi anni del Novecento.
Chagall si rifà un pochino anche Matisse, soprattutto su un aspetto: i colori che utilizza per colorare soprattutto il viso del contadino, la strada sulla collina, le case e il cielo, sono antinaturalistici, ovvero, totalmente svincolati dalla realtà che rappresentano.

PARIGI DALLA FINESTRA:

Realizzato nel 1913, in questo quadro la Tour Eiffel di Parigi attraversa un cielo opacizzato da varie tonalità: gamme cromatiche di marrone, blu, bianco e rosso. I colori blu, bianco e rosso rinviano naturalmente alla bandiera francese e indicano la sua sincera benevolenza verso uno stato, la Francia, e verso una città, Parigi, che lo hanno accolto e che gli hanno dato l'opportunità di confrontarsi con altri artisti.

Vi sono alcuni elementi molto curiosi all'interno dell'opera: un trenino a sinistra che viaggia capovolto, un uomo bifronte in basso a destra, un gatto con un viso quasi umano sul sottile davanzale della finestra.



La Tour Eiffel compare anche, circa dieci anni dopo, in un dipinto di Mirò intitolato: "Il carnevale di Arlecchino":


Mirò era un surrealista francese attivo negli anni venti a Parigi.
Nel rappresentare il suo studio, ha popolato la stanza di figure fantastiche e zoomorfe che sembrano danzare al suono delle note musicali emesse da un piccola chitarra.
Il triangolo nero che si vede al di là della finestra è la Tour Eiffel, ridotta ad una pura entità geometrica.


L'ANNIVERSARIO:

Questo è bellissimo, è uno dei miei preferiti!
Realizzato nel 1915, il dipinto è una testimonianza della felice relazione coniugale tra il pittore e la modella chiamata Bella Rosenfeld.
Il pavimento è di un rosso fiammante. La moglie del pittore, che reca in mano un mazzo di fiori, emblema di sensualità, procede quasi correndo verso sinistra. Il marito invece, fluttuando a mezz'aria come se fosse dotato di morbide ali, ruota il collo e la bacia con trasporto.
Molto ben realizzato anche l'ambiente interno, sobrio, semplice eppure raffinato nel suo genere, con dei drappi appesi alle pareti e la tendina alla finestra.

Ogni volta che vedo questo quadro penso ad un mottetto di Montale dedicato alla moglie appena defunta che inizia così: "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale/ ed ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve/ il nostro lungo viaggio".

Frasi stupende, a mio dire. Significano grossomodo così: "Tu sei stata per molti anni la mia più cara e la mia più fedele compagna in questo difficile viaggio che è la vita. Eppure, anche se abbiamo convissuto per molto tempo, te ne sei andata presto e ora sento un gran vuoto dentro."







2 gennaio 2017

Benvenuto, 2017!


Ho trascorso il capodanno a Limone sul Garda, un borgo medievale meraviglioso, ai piedi di ripide montagne. E' stato un capodanno magnifico!!
Cena in pizzeria, breve passeggiata sulle rive del lago, film, cioccolata calda offerta dal bar del nostro albergo e... favolosi fuochi d'artificio!!
E' affascinante Limone sul Garda vista di notte, perché sembra un presepe vivacizzato dalle luci dei lampioni notturni. L'altra notte il cielo era limpido e pieno di stelle che ricevevano il caloroso e appassionato saluto dei fuochi e delle lanterne lanciate verso il cielo. I miei occhi però cercavano la luna e non sono riusciti a scovarla.
Alle 2 e 20 ero sfinita.
La mattina dopo, alle otto e mezzo ero già sveglia per preparare le valigie. La testa mi scoppiava.

Siamo già nel 2017. Incredibile...e pensare che solo dodici mesi fa questa cifra temporale mi sembrava così lontana!!
Inserisco in questo primo post dell'anno alcuni scritti e alcuni video che possono aiutare voi e me a riflettere sul concetto del "nuovo inizio". Ne commenterò brevemente soltanto alcuni:

1) Society-Eddie Vedder:

Ieri è stata la cinquantesima giornata mondiale per la pace nel mondo. Il primo obiettivo dell'umanità  è quello di costruire la pace! Non è un'impresa impossibile perché questo grande e prezioso ideale deve essere realizzato a partire da noi stessi e dai nostri gesti quotidiani. La pace inoltre è  anche generata da un solido equilibrio mentale nel giudicare gli eventi tragici che colpiscono il mondo e la nostra Europa, come gli attacchi terroristici nei locali pubblici.
"L'equazione migranti=terroristi è ingiusta." Testuali parole dell'Onorevole Sergio Mattarella.
Io spero che quest'anno termini la guerra in Siria. Aleppo è stremata, distrutta e sconvolta dagli orrori dei bombardamenti che rubano la voglia di vivere alla gente... e soprattutto, rubano la gioia ai bambini!
Questo video sulla canzone di Vedder è piuttosto forte, ma a mio avviso risveglia il desiderio di credere in un mondo migliore.
Ogni tanto compare la foto del cantante mentre tiene dei concerti. Questo perché Eddie Vedder e la sua chitarra si stanno impegnando a toccare i cuori delle persone e denunciano con grande espressività violenze, guerre e odio.



2)Up-Carl ed Ellie:

E' diventato il mio lungometraggio animato preferito in questi ultimi anni!! Mi ha accompagnata per quasi tutta l'adolescenza!
Ad ogni modo ho incollato anche questo spezzone per tutte le sognatrici come me. Ma non le sognatrici dell'uomo ideale o del principe azzurro. Piuttosto, le sognatrici di una seria e meravigliosa vita matrimoniale, che si rafforza soprattutto quando si trova a contatto con il dolore e la sofferenza.
Io vedo il matrimonio come un'avventura. Forse mi sbaglio, forse è il mio entusiasmo giovanile a farmelo scrivere ma io la penso così. E' un'avventura impegnativa che rende la nostra personalità complementare a quella della persona con la quale abbiamo voluto vivere e condividere non soltanto i beni materiali ma anche il tempo.
Auguro buon anno a tutti coloro che progettano importanti scelte di vita dettate dall'amore forte e sincero per un altro individuo.



3) Preghiera di un contadino sudamericano per l'anno nuovo:

"Signore, alla fine di questo anno voglio ringraziarti per tutto quello che ho ricevuto da te, grazie per la vita e l’amore, per i fiori, l’aria e il sole, per l’allegria e il dolore, per quello che è stato possibile e per quello che non ha potuto esserlo. 
 Ti regalo quanto ho fatto quest’anno: il lavoro che ho potuto compiere, le cose che sono passate per le mie mani e quello che con queste ho potuto costruire. 
Ti offro le persone che ho sempre amato, le nuove amicizie, quelli a me più vicini, quelli che sono più lontani, quelli che se ne sono andati, quelli che mi hanno chiesto una mano e quelli che ho potuto aiutare, quelli con cui ho condiviso la vita, il lavoro, il dolore e l’allegria. 
Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà, chiudi le mie orecchie a ogni falsità, le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste o in grado di ferire, apri invece il mio essere a tutto quello che è buono, così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni e le sparga a ogni mio passo. Riempimi di bontà e allegria perché quelli che convivono con me trovino nella mia vita un po’ di te. 
Signore, dammi un anno felice e insegnami e diffondere felicità. 
Nel nome di Gesù, amen. "

(Arley Tuberqui)


4)Preghiera "Dammi, Signore un'ala di riserva" di Don Tonino Bello:

Questa la metto soprattutto per cercare di consolare le persone che nel corso del 2016 hanno subito lutti familiari oppure si trovano in un momento di grande difficoltà perché hanno perso il lavoro e la casa.
Penso che sia confortante credere in un Dio solidale che desidera "volare con noi". Auguro loro un 2017 pieno di opportunita' costruttive.

"Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto.
Possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,
che anche Tu abbia un’ala solo.
L’altra la tieni nascosta:
forse per farmi capire che anche Tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, Signore, a librarmi, a volare con Te.
Perché vivere non è “trascinare la vita”,
non è “strappare la vita”,
non è “rosicchiare la vita”.
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento!…
Vivere è assaporare l’avventura della libertà!
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo
un “partner” grande come Te!…
"


5)D'Avenia e il suo nuovo libro:"L'arte di essere fragili":

Mi è stata regalata anche quest'opera del professor D'Avenia a Natale. Non è un romanzo però, è un saggio in cui l'autore riflette su alcuni scritti leopardiani e soprattutto, comunica con Leopardi attraverso delle lettere.
Vorrei lasciarvi una frase particolarmente profonda:
"Sperare non è il vizio dell'ottimista, ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del sottosuolo per farsi bosco."

Tutti noi siamo dei fragili semi, soggetti ad imprevisti e anche alla sofferenza. La vita non sarebbe vita senza la sofferenza. Il punto è che dobbiamo faticosamente e coraggiosamente accettare il buio, e quindi i travagli, le paure, il dolore e le perdite affettive per crescere e per diventare, giorno per giorno, grandi. Grandi eppure comunque dotati di un' intrinseca fragilità.
La vita non è facile per nessuno, ma il nuovo anno dovrebbe instillare la speranza in ciò che è migliore.