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13 maggio 2017

La critica alla società occidentale in Woody Allen e nelle serie animate di origini americane:


 
Ieri dalle mie parti infuriava un violento temporale. E quindi, seduta comodamente sul divano del salotto, mi sono vista "Match point", un film di Woody Allen.
Riconosco che è un film dai contenuti piuttosto scabrosi, eppure merita di essere visto almeno una volta. Io ho dovuto farlo perché è uno dei diversi compiti che mi sono stati assegnati per preparare l'esame di storia del cinema.

Ad ogni modo, lo scopo del post non è soltanto quello di delineare la trama del film ma anche quello di riflettere su quei prodotti culturali americani che, negli ultimi vent'anni, hanno voluto essere delle critiche alla società occidentale.





CONSIDERAZIONI INIZIALI:

Non vorrei mai che il mio docente di storia del cinema leggesse questo confronto, eppure mi sento di farlo: Woody Allen in un certo senso assomiglia sia a Matt Groening, l'inventore dei "Simpson", sia a Glenn Heichler, la creatrice del cartone animato "Daria " .

Per questo mi piace molto come regista.
Io che ho vent'anni devo ammettere di essere cresciuta, come d'altronde i miei coetanei, con le serie televisive animate provenienti dagli Stati Uniti e ambientate negli Stati Uniti stessi; tra queste,
"I Simpson" e "Daria".

La prima illustra in modo simpatico e intelligente la vita quotidiana di una famiglia di quattro componenti (che poi, con la nascita di Maggie diventano cinque). I membri della famiglia Simpson, nonostante le loro profonde differenze caratteriali e nonostante i loro differenti modi di vedere il mondo e i rapporti con le altre persone, cercano sempre di "ricomporre" un equilibrio familiare che è finalizzato a mantenere dei rapporti armonici e solidali.

Nella seconda serie invece, la protagonista è una liceale americana, Daria Morgendorrfer, intelligente, ironica, maliconica, che ha serie difficoltà a relazionarsi con i coetanei e che ha un pessimo rapporto con la sorella minore Quinn, ovvero, l'esatto contrario di lei.
Nel corso della serie Daria subisce, è vero, delle forti delusioni sentimentali (si innamora due volte!) ma troverà conforto e sollievo nella compagnia della cara amica Jane. Jane è molto diversa da Daria e i loro differenti talenti attitudinali emergono soprattutto a scuola, ma ad ogni modo, tra di loro nasce proprio un'amicizia forte.
Da adolescente assomigliavo per certi aspetti a Daria, devo ammetterlo.



Ad ogni modo ora cerco di spiegare ciò che intendevo dire poco sopra:

Ho l'impressione che negli ultimi film di Woody Allen, come in "Blue Jasmine" e in "Café Society" (oltre che in "Match Point" appunto) emerga in modo piuttosto netto una contestazione della società occidentale, o meglio, una critica dello stile di vita dell'alta e della media borghesia statunitense, i cui componenti appaiono spregiudicati, vuoti, privi di valori morali e... maledettamente soli. 
I tre film sopra citati trasmettono allo spettatore una sensazione di sconcerto, di disgusto e anche di sottile malinconia, perché in tutti e tre è evidente non soltanto la critica sia all'eccessiva ricchezza materiale sia alla mancanza di solidi valori morali.

Anche in "Daria" la contestazione alla società è evidente. Qui però non si contesta soltanto la borghesia americana e il suo ardente desiderio di guadagno e di ricchezza. 
Anche se Hellen, la nervosa e stacanovista madre di Daria, è uno degli emblemi di questa tematica, perché è un'avvocatessa che è sempre disposta a fare un sacco di ore straordinarie, trascurando marito e figlie e soprattutto, ignorando la grande interiorità della figlia maggiore.
A Hellen interessa moltissimo la ricchezza economica, mentre tutto il resto, ovvero i dialoghi in famiglia, i problemi adolescenziali, la malinconia... tutto il resto è fatto soltanto di sciocchezze, di perdite di tempo.
In "Daria" si criticano anche gli inopportuni metodi di insegnamento di alcuni docenti, la stupidità di adolescenti privi di solidi punti di riferimento, la logica consumistica tipica proprio dei veri "spreconi" e indotta dal capitalismo.


Eccola qui, la lucidità mentale di Daria nell'autovalutarsi di fronte all'amica Jane.


Nei "Simpson" invece, la critica è più velata.
In questo caso sarebbe più corretto parlare di "satira del quotidiano".
In effetti, se uno ascolta attentamente i dialoghi riesce a capire che il fine di Matt Groening è soprattutto quello di mettere in luce i disvalori della borghesia americana quali: il successo sociale di imprenditori economicamente ricchi ma poveri umanamente (vedi soprattutto l'episodio "Whiskey business", che è uno dei miei preferiti), la negligenza e la poca profondità psicologica dei padri di famiglia (elemento generalizzato che non è vero al 100% ma al 90% sì), l'eccessiva influenza dei mezzi di comunicazione sui singoli, la vuotezza mentale.
Homer Simpson, che in fin dei conti è il personaggio principale, fa ridere, d'accordo, e talvolta le sue trovate hanno addirittura un che di geniale (è "mi-ti-co!"), ma è sostanzialmente la caratterizzazione dell'uomo medio occidentale: pigro, distratto, teledipendente e in alcuni contesti decisamente imbranato.


                                       Questa merita davvero, alle medie mi faceva morire!! ;-)

Insomma, sia i due cartoni sia i film di Allen hanno in comune la critica ai difetti e ai lati negativi del modo di vita occidentale. 

Però, mentre Woody Allen si concentra principalmente su una fetta di società anglo-americana, cioè quella alto-borghese, Groening ed Heickler si estendono anche alla popolazione scolastica e al mondo giovanile-adolescenziale.



TRAMA DI "MATCH POINT":

Questa è la scena iniziale.
Brevi considerazioni tecniche: i primi circa quaranta secondi del film sono caratterizzati da un'inquadratura fissa (soltanto questi però): l'unico elemento che si muove è una pallina che rimbalza dai colpi di due racchette fuori campo (cioè al di fuori dello spazio filmato). Quindi in questa prima scena non c'è montaggio, non c'è concatenazione simultanea di inquadrature.
Eppure, in questi 37 secondi, è riassunta la concezione dell'esistenza del protagonista: la vita è questione di fortuna, non di talento.



Il protagonista delle vicende narrate è il giovane Chris Wilton, di modeste origini irlandesi.
All'inizio del film, dopo essere stato assunto come istruttore di tennis in un club esclusivo di Londra, instaura in breve tempo un sincero rapporto di amicizia con Tom Hewett, un suo allievo di famiglia molto ricca.
Notate bene che la loro amicizia nasce da interessi comuni come l'opera lirica, la letteratura e l'arte pittorica. Una sera, Tom invita all'opera Chris, il quale ha così modo di conoscere Chloe Hewett, la sorella di Tom e i genitori dei due giovani.
Pochi giorni dopo però Chris incontra anche Nola Rice, la fidanzata di Tom, giovane ragazza con delle velleità frustrate di attrice. Sebbene tra Chris e Chloe si già iniziato un legame affettivo, il giovane è più attratto da Nola, donna dalle "labbra seducenti".
Dal momento che Chris si sente frustrato nel suo lavoro di istruttore di tennis, viene aiutato dal padre di Chloe a trovare un posto da dirigente in un'azienda prestigiosa.

Non vi dirò molto altro a questo punto: soltanto che, la relazione "clandestina" tra Chris e Nola inizia addirittura poco prima del matrimonio con Chloe.
Successivamente, Tom e Nola si lasciano; ma la relazione tra Nola e Chris si fa più intensa.
Finché Nola non scopre di aspettare un figlio. Inizialmente Chris cerca di convincerla ad abortire, cosa che invece lei è risoluta a non fare (aveva già abortito altre due volte).
Anzi, Nola esige che il suo amante ottenga il divorzio.

Messo sempre di più alle strette, Chris, dapprima in preda all'angoscia, inizia a generare sospetti nella moglie e al tempo stesso a ingannare l'amante, raccontando di essere in viaggio.
E infine, dopo alcune settimane prende un fucile da caccia dalla villa del suocero, lo nasconde nella borsa da tennis, si reca nel condominio dell'amante.
Inscenando una rapina finita male nell'appartamento adiacente a quello di Nola, uccide dapprima l'anziana vicina di Nola, sottraendole i gioielli per rendere più credibile la messinscena, e subito dopo, mentre Nola apre la porta del suo appartamento, spara di nuovo.

Il regista ha adottato qui un espediente interessante per rendere la drammaticità dei due omicidi: per molti minuti si sente come sottofondo della musica classica dell'opera drammatica cantata dal tenore Caruso. E' una musica extra diegetica, cioè, al di fuori del racconto filmico.
Chris non la sente, ma la sentiamo noi spettatori e la associamo non soltanto alla tragedia imminente ma anche all'abiezione del personaggio il quale, nonostante ami l'opera lirica, è incapace di sensibilità verso la vita di Nola e di un figlio che sarebbe anche il suo.

Chris sarà mai scoperto e punito? Vedere per sapere! 


 RIFLESSIONI ETICHE SUL PROTAGONISTA:

In definitiva, Chris è un uomo malvagio, privo di sentimenti e anzi, incapace di provarne.

... Non me la sento di abbracciare completamente un'affermazione del genere, almeno, per come sono fatta io che tendo ad essere molto analitica e precisa anche nel cercare di definire i caratteri dei personaggi di libri e film.
Secondo me è abbastanza riduttiva. Io più che altro lo definirei decisamente "disturbato psicologicamente".
E' il re degli ipocriti ed è doppio: gentile e romantico con la moglie, molto formale e distinto al lavoro ma animalesco, impetuoso, bugiardo e vigliacco con Nola. Le parti che comprendono l'inizio degli atti sessuali tra i due hanno un qualcosa di decisamente poco umano secondo me, un qualcosa che è parecchio distante dalla tenerezza ed è invece corrispondente ad una "passione smodata".
Inoltre, pian piano il protagonista rivela la parte peggiore di sé, ovvero, quella dell'omicida spietato, dell'uomo torbido e amorale.

Sarebbe interessante far analizzare questo personaggio a uno psichiatra ma forse nemmeno lo psichiatra sarebbe sufficiente. Secondo me ci vorrebbe addirittura un medico neurologo: come li definiscono i neurologi atteggiamenti di questo genere? Si può parlare di "doppia personalità"?

Sicuramente è amorale. Non immorale. Immorali lo siamo tutti, a tutti capita di sbagliare qualcosa nei rapporti con gli altri, a tutti capita di assumere comportamenti non proprio giusti e corretti.
In amorale la a iniziale ha la funzione dell'alfa privativo e quindi indica colui che è privo di rettitudine.

Nola ha iniziato una relazione con Chris pur sapendo benissimo che era un uomo sposato.
Ecco come la penso io a riguardo: vuoi farti trattare come uno straccio? Diventa l'amante di un uomo sposato!
Non dite che la penso così perché sono cattolica, qui non sto parlando del principio del cattolicesimo sul valore indissolubile del matrimonio! Sto parlando di dignità personale, anzi, di dignità femminile.
Non voglio dire che i non sposati siano tutti rispettosi e galanti, ma l'uomo sposato che tradisce la moglie essenzialmente è (e qui ci vado giù pesante, vi avverto!):

A) Un disonesto inaffidabile: manca alla promessa fatta alla moglie nel giorno del matrimonio e non considera i sentimenti dei  loro eventuali figli.

B) Un codardo irresponsabile: spesso non riesce né a lasciare la moglie né ad assumersi le sue responsabilità quando mette incinta l'amante.


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