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23 maggio 2017

"Lion"- la strada verso casa:


Film stupendo e commovente, e, sebbene recentissimo, è già candidato a una serie di premi. 
E' una storia vera davvero sorprendente!

India, ultimi anni Ottanta.
Saroo (pronunciato in hindi "Sheru") è una bambino di appena cinque anni che vive in un povero villaggio rurale con la madre bracciante e il fratello maggiore Guddu.

Con il fratello ha uno splendido rapporto, perché praticamente vivono in simbiosi trascorrendo le giornate in compagnia, tra gioco e lavoro.
La loro differenza d'età è piuttosto rilevante: Guddu è già adolescente; e in effetti, nel film dimostra al massimo 15 anni, Saroo invece è proprio un bambino.

Saroo, sebbene decisamente piccolo, dimostra di essere dotato di un gran cuore: aiuta la madre a trasportare le pietre e vuole sempre accompagnare Guddu al lavoro.

Permettetemi già una considerazione, che magari potrebbe risultare piuttosto antipatica: come sono diversi i bambini dei paesi poveri da quelli italiani!
In India, indipendentemente dall'età, aiutano a lavorare e aiutano nelle faccende domestiche e senza lamentarsi mai. Saroo ha sempre il suo bellissimo sorriso sulle labbra, nonostante non possa avere dei giocattoli adatti alla sua età.

In Italia invece i bambini piccoli sono degli specialisti in capricci e, quello che io trovo triste, è che sempre più negli ultimi anni i bambini italiani tengono in mano smarthphone e I-pad, strumenti che, alle soglie del 2000, cioè prima che io andassi alle elementari, non esistevano.

Una sera, Saroo accompagna Guddu al lavoro, con la sincera volontà di aiutarlo.
Ma si addormenta durante il viaggio in treno.


Una volta scesi, Guddu lascia il fratellino mezzo addormentato su una panchina della stazione, raccomandandogli di non muoversi fino al suo ritorno...
Ma non puoi pretendere che un bambino di quell'età stia fermo, da solo e per alcune ore sempre nello stesso posto!

Anch'io ero sempre in movimento, almeno alla materna
Ricordo bene infatti che non riuscivo a stare in una stanza per più di dieci secondi. Soprattutto perchè non mi piaceva la mia scuola all'epoca.Stavo nelle aule molto meno tempo rispetto agli altri bambini, ero sempre o in cortile, o in corridoio, o in braccio alla bidella. Stavo spesso in compagnia di un bambino affetto da gravi disabilità psico-fisiche.
Qualche volta lo aiutavo a mangiare e, quando lo vedevo, lo abbracciavo e lo coprivo di baci. E, nonostante non potesse parlarmi, spalancava la bocca in un immenso sorriso che rendeva bella la mia giornata.
Una certa sensibilità d'animo ce l'avevo anche allora!
Cioè, ero un po' difficile da gestire, ma ero dolcissima comunque.

Ad ogni modo, dopo un breve sonno, Saroo si risveglia chiamando il fratello. Si alza dalla panchina, e, per cercarlo meglio, entra nello scompartimento di un treno aperto, di un treno che parte a tutta velocità e che per due giorni non si ferma, portando nella grande metropoli di Calcutta il suo unico passeggero, ovvero, un bambino spaventato e disperato.

Saroo si ritrova in una città caotica, disordinata, dai grandi condomini e dal traffico intenso.
Per di più, all'inizio nessuno parla il suo idioma, cioè l'hindi. A Calcutta la variante linguistica più diffusa è il bengali.
Sono tristissimi i momenti in cui Saroo chiama il fratello nel percorrere la grande stazione della metropoli indiana più conosciuta.

Devo dire che a Calcutta il bambino a un certo punto corre il grave rischio di essere venduto da una donna a un signore che molto probabilmente lo avrebbe avviato alla prostituzione maschile.
Chi legge e si informa un poco sa che non sono soltanto le bambine oggetti di mercificazione e di violenze sessuali!
In molti paesi africani e anche in stati asiatici come India, Pakistan, Myanmar purtroppo si fanno violenze di quel genere anche ai bambini maschi.
E a me questo fa orrore solo a pensarci!



Per me il bambino, anzi, ogni bambino, è un fiore profumato e delicato che deve essere innaffiato ogni giorno e accarezzato lievemente. Ogni bambino è un fiore che, di giorno in giorno, compie il lento ma bellissimo cammino della trasformazione in frutto. 
Non si possono rovinare i bambini!
Deve esistere l'inferno, deve; almeno per i pedofili e per i dittatori sanguinari!





Ad ogni modo, credo che i bambini abituati a vivere in condizioni di povertà sviluppino assai precocemente la percezione del pericolo perché, poco prima di essere venduto, Saroo riesce con successo a fuggire dall'appartamento della donna a contatto con i pedofili.

Rinchiuso pochi mesi dopo in un orfanotrofio, Saroo viene adottato da Sue e John, un coppia di australiani che si prendono cura anche di un altro bambino indiano, Mantosh.

Il film evidenzia molto bene i diversi atteggiamenti dei due bambini nei primi tempi dell'adozione:
Saroo è descritto dai due coniugi un "bambino tenerissimo" e in effetti, quando gli mostrano la cucina, la televisione, il divano e la vista sul mare dalla finestra del salotto, Saroo appare tranquillo e anche sorridente.

Mantosh invece, nel suo primo giorno in Australia, scoppia in una violenta crisi di nervi: urla, piange e si picchia da solo. Ecco, questa è una scena piuttosto impressionante. Nemmeno gli abbracci e le parole rassicuranti di Sue e di John riescono a calmarlo del tutto.

"Scegliendo di adottare noi, hai accettato anche di adottare il nostro passato", dice molto dopo un Saroo trentenne ad una madre dal colore della pelle diverso dal suo, che però lo ha amato e cresciuto per venticinque anni.

E infatti, i due diversi comportamenti dei bambini si spiegano secondo me con il vissuto della loro prima infanzia: Saroo, prima dell'orfanotrofio, era stato amato da una famiglia, povera sia economicamente che culturalmente, ma una famiglia vera.
Il film non dice nulla del passato di Mantosh, ma io ho immaginato le cose peggiori: orfano da sempre, cresciuto in strada per un po' di tempo, catturato magari dal padrone di una fabbrica e costretto a lavorare subendo violenze quotidiane di ogni genere. Fuggito di nascosto da quello schifo, portato in un orfanotrofio e infine, adottato dai due australiani.
Avrò pure le disgrazie a portata di pensieri, ma uno che tende spesso a picchiarsi da solo senza motivi può aver avuto, a mio avviso, un passato come questo o simile a questo.

Un'altro aspetto rilevante: Saroo arriva in Australia a sei anni, Mantosh ne dimostra almeno nove.
A sei anni è possibile che un bambino dimentichi dei particolari tristi del suo brevissimo vissuto, a nove anni no e in particolar modo se non sei mai stato amato veramente da nessuno!

Il film compie un notevole balzo avanti subito dopo l'adozione di Mantosh: ci porta negli anni '10 di questo secolo che stiamo vivendo.
Saroo adulto
I trent'anni di Saroo sono molto diversi dai trent'anni di Mantosh: Saroo ha terminato gli studi, ha un lavoro sicuro e gratificante, una fidanzata, alcuni amici e una casa di proprietà a Melbourne.
Mantosh è invece un tossicodipendente disoccupato che non ha la minima idea di cosa fare nella vita.

Saroo però non è sereno: proprio alle soglie dei trent'anni inizia a ricordarsi di provenire da un villaggio rurale a nord dell'India, Ganesh Talay, e non da Calcutta, come da molti anni credeva.

Allora, su Google Earth compie delle ricerche, determinato a ritrovare la sua vera famiglia.
Nel 2012, dopo due anni di pianti, angoscie e di crisi relazionali con i genitori adottivi e con la fidanzata, riesce a trovare su una mappa digitale dell'India il lungo tragitto che il treno aveva compiuto in quel lontano 12 febbraio 1986.

Insomma, nel finale mi sono scese un paio di lacrime, perché Saroo ritrova davvero la sua madre biologica.


Ho pensato subito alla penultima pagina di "Oliver Twist", quando Oliver, piangendo e allo stesso tempo ridendo di gioia, abbraccia commosso Rose, subito dopo aver scoperto che questa cara ragazza che lo ha adottato è in realtà la sorella minore di sua madre, o meglio, la sua "zia biologica".
Peccato che il film relativo a questo stupendo romanzo di Dickens non faccia accenno a Rose, che in realtà è una figura importante.
Il finale di "Lion" è una riscoperta delle proprie origini e di una parte della propria identità, come il finale di "Oliver Twist".

Un altro aspetto rilevante che una ragazza abbastanza vicina alla laurea in Lettere non può non notare: a cinque anni Saroo parla benissimo il suo idioma nativo, l'hindi.
La linguistica insegna che a quell'età, se il bambino non presenta particolari problemi psichici, ha ampiamente suprato la fase "telegrafica" dell'acquisizione del linguaggio, con tutte quelle frasi rudimentali come "Mamma bella" e "mela buona".
Saroo parla bene l'hindi tanto quanto la madre e il fratello.
Però, ci accorgiamo che una volta divenuto adulto, l'ha quasi dimenticata, sa soltanto pochissime parole. Perché?
Allora: la linguistica dice che, un bambino italiano, prima dei sei anni ha memorizzato migliaia di termini lessicali e non solo sa pronunciare bene quasi tutte le consonanti (fa fatica in alcuni casi soltanto con la erre) ma sa anche formare frasi principali e coordinate e... ha inoltre dimestichezza con il modo indicativo della nostra lingua.
Questo però vale anche per i bambini non italiani. 
E quindi è bastato trasportare il nostro protagonista in un altro continente per fargli dimenticare quasi del tutto la sua lingua madre?
Potreste pensare: quando uno non parla più la sua lingua di origine, per quanto bene l'abbia imparata nei suoi primi anni di vita, se la dimentica nel corso degli anni quando viene a contatto con un'altra lingua e con un'altra cultura per un lunghissimo periodo di tempo.
Ed è un'affermazione che potrei anche appoggiare e condividere.
Il punto è che la mente di un bambino di sei anni è talmente elastica che può permettersi di imparare benissimo e facilmente un'altra lingua diversa dalla sua (L2 = lingua due).
Poi, se le circostanze di vita esigono una pratica quotidiana di "lingua due" (in questo caso, l'inglese australiano) e soprattutto, fanno mancare contatti e relazioni con chi parla bene "lingua uno" (l'hindi, prima lingua appresa da Saroo)... ecco che allora gran parte del lessico della prima lingua può finire nel dimenticatoio.

Così è successo a Saroo.

I sottotitoli di coda (non perdeteli assolutamente se avete l'occasione di vederlo!) enunciano dapprima una tragedia: Guddu purtroppo è stato investito da un treno la notte stessa in cui Saroo si è perso (forse non ha mai saputo di aver perduto il fratellino o forse, poco dopo essersene accorto, durante la ricerca è stato inavvertitamente investito).
Poi si concentrano sul significato del nome "Saroo" che significa: "la strada verso casa".






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