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22 giugno 2017

Da che cosa si vede la maturità di uno studente?!


E' un articolo che ho appena letto su "Avvenire" e che ricopio qui, dal momento che l'ho trovato molto significativo. Naturalmente l'ho anche commentato!

"Da che cosa si vede la maturità di uno studente? Dalla memoria? Dai calcoli? Dalla parlantina? Dalle formule? Dalle date? Sì, anche da questo ma soprattutto dalla lingua. Dalla ricchezza, dalla precisione, dalla correttezza della lingua. La lingua dello studente maturo deve essere chiara, senza intoppi, senza errori di ortografia, senza errori di sintassi.
Chi ha una lingua inceppata da storture ortografiche o sintattiche non ha un pensiero limpido, non ragiona bene, non capisce con prontezza: se non padroneggia la lingua, non domina il pensiero e non si orienta nella realtà. 
Uno che dice o scrive: "io credevo che tu eri" o "io credevo che tu sarai", non eredita l'espressione e la comunicazione dei secoli precedenti, non è in grado di continuarla, non può avere funzioni di dirigente nello spazio pubblico, non può diventare un capo, non può essere eletto in Parlamento e non può fare il ministro. Può fare il dirigente di una società privata, questo sì. Nel privato si può premiare ad libitum. Abbiamo avuto un direttore generale di una società di telecomunicazioni che insediandosi ha pronunciato un discorso in cui prometteva che avrebbe portato i suoi dipendenti alla vittoria "come ha fatto Napoleone con i suoi soldati a Waterloo, dove ha realizzato il suo capolavoro".
Qualche mese dopo un giornale cercò di capire se per quell'errore squalificante al supremo direttore avevano decurtato lo stipendio. No, glielo avevano aumentato. Però quel che succede nel privato, affari loro. Quello che succede nel pubblico, affari nostri. 
E si dà proprio il caso che abbiamo senatori che sbagliano i congiuntivi e i condizionali, usano gli uni al posto degli altri, o usano l'indicativo al posto di entrambi. Sentirli parlare è deprimente. Perché non sono errori della lingua, ma sono errori del pensiero. Saltando dal congiuntivo al condizionale o all'indicativo, saltano dall'ipotesi e dall'irrealtà alla realtà. Senza accorgersene.  Il sospetto, non campato in aria, è che possano commettere lo stesso errore quando apprestano una legge, o decidono un voto o varano una manovra. 
Posso esprimere un pensiero che mi gira per la testa da cinque minuti e, se non lo batto al computer, non se ne va? 
Cesare conquistò la Gallia con operazioni militari, ingegneristiche e governative sapienti. Cesare scriveva bene. Ergo: Cesare conquistò la Gallia perché scriveva bene. Le qualità di stratega si combinavano il lui con le qualità scrittorie. I congiuntivi e i condizionali sbagliati vengono dal Senato; le "traccie" con la i sono venute ieri da un qualche dirigente del Ministero dell'Istruzione. 
In una direttiva per i candidati alla maturità. L'errore è apparso in rete, la rete si è scatenata, l'errore è stato ritirato ma intanto ci si pone una domanda:  se i maturandi scrivono così in un tema di maturità vengono maturati o no? Avendo fatto, per una decina d'anni, il commissario di maturità, mi permetto di dire che non boccerei un maturando per un errore di questo genere. 
Però un conto è un maturando, un conto è un ministero.
Più in su si va, più perfetta dev'essere la lingua che si usa. Avere padronanza della lingua significa spiegarsi bene e capire bene quelli che ti parlano. E' il requisito fondamentale per chi sia a capo di qualcosa. 
All'esame di maturità è questo che viene fuori: se il maturando sa esprimersi e dunque se sa ragionare. Dopo, nella vita, non farà altro che affrontare prove come questa.  
Il maturando crede che la Maturità  sia l'ultimo spauracchio della vita. Invece è il primo. 
Tutte le tappe della vita sono così. Se, una volta diplomato, cercherà lavoro, è questo che gli serve: andare all'incontro e far capire che ha un mondo dentro di sé, un mondo ordinato, senza confusione tra ipotesi e realtà. 
La lingua costituisce le nostre fondamenta. Tutto quello che costruiamo, poggia lì sopra."


Inizio il mio commento all'articolo partendo da una considerazione che io stessa avevo fatto il giorno dopo la mia prova orale di maturità (che è stata il 25 giugno 2014): "la seconda prova è in genere ostica e difficile ed è fatta sostanzialmente per valutare le competenze tecniche dell'allievo, mentre l'interrogazione, come d'altronde la prima prova, rivelano anche il livello di maturità psicologica dello studente."

A distanza di tre anni, mi trovo ancora abbastanza d'accordo con questa affermazione.
La seconda prova verte soprattutto sulle conoscenze nozionistiche di un allievo, ovvero: la versione al Classico mira a valutare la capacità di tradurre un testo di una lingua antica (con la speranza che dal Miur provenga un autore studiato in letteratura e tradotto più di una volta in classe durante la quinta!), la prova di matematica allo Scientifico è fatta di problemi e di procedimenti di calcolo complessi, aridi e laboriosi (per questo sono davvero bravi quelli che ne vengono fuori brillantemente!), la prova di inglese al Linguistico si basa per lo più sulla comprensione e sull'analisi di un testo, la seconda prova al Liceo Musicale chiede agli studenti dapprima di analizzare un brano tratto dalla storia della musica e poi di creare una composizione.
Questi sono soltanto alcuni esempi.
Le seconde prove sono tutte relative alle materie di indirizzo che caratterizzano le scuole superiori e quindi vengono proposte per misurare la maturità prettamente scolastica di un giovane.
Le prove scritte sulle materie caratterizzanti hanno sostanzialmente la stessa funzione della terza prova.  Il cosiddetto "quizzone" di solito è fatto di dieci domande, ovvero: cinque materie e due domande per ciascuna materia (io l'ho fatto così, ma i miei amici poco più grandi di me e provenienti da indirizzi scientifici l'hanno fatta di quattro materie e tre domande per materia).

Si parla di abolire la terza prova a partire dal prossimo anno e di dare più importanza, dal punto di vista del calcolo del punteggio finale, alla media scolastica del quinto anno e di conseguenza anche al numero dei crediti formativi accumulati durante il triennio.
Sinceramente, per una volta tanto, mi trovo d'accordo con le intenzioni ministeriali. Se si riformasse così l'esame di maturità sarebbe proprio una grande idea!
Perché effettivamente il "quizzone" è un po' assurdo: uno studia tutto il programma di tutte le materie, ci mette impegno e fatica e poi magari capitano quelle due domande o troppo generiche o troppo specifiche, alle quali non riesce a rispondere in modo esauriente o soddisfacente.
E in quindici righe poi, se non ricordo male!!

Ad ogni modo, le prove che possono mettere in evidenza la maturità psicologica di un ragazzo sui 19 anni sono proprio il tema di italiano e l'esame orale.
In un tema non ci sono soltanto nozioni e conoscenze da esprimere, ma bisogna anche saper elaborare criticamente i contenuti dei testi o delle citazioni proposte, inserendo anche degli apporti personali derivati dalla capacità di pensare in modo concreto.
La logica non è inerente soltanto alla matematica. La logica riguarda anche la capacità di organizzare frasi e periodi e l'abilità di incastrare i contenuti in modo fluido e coerente in un testo unico!

L'orale è un colloquio che misura la padronanza dello studente nel gestire sia il proprio bagaglio culturale sia un linguaggio corretto e formale.
E' soltanto all'orale che te li ritrovi tutti di fronte a te, mentre spieghi la tesina: il Presidente della Commissione, i commissari esterni e i professori interni.
In poco meno di trenta minuti di colloquio loro riescono a comprendere: il tuo senso di responsabilità, le tue materie preferite, i tuoi interessi extra-scolastici, la tua abilità nel dialogare e nel relazionarti con degli adulti, l'avvenuta o meno acquisizione della giusta patina sociale in un determinato contesto e anche alcune caratteristiche del tuo temperamento, positive o negative che siano.

E' durante il tema e durante l'ultima grande interrogazione che si comprende se, nel corso del quinquennio e dunque nel corso dell'adolescenza, una persona ha acquisito anche un certo tipo di maturità, che gli sarà poi utile e necessaria per il resto della vita.

Se io avessi dovuto affrontare la maturità quest'anno, avrei scelto la traccia di argomento artistico-letterario, cioè quella sulla Natura come idillio o minaccia.
Tre anni fa invece, secondo le statistiche, io rientravo in quel 4% di studenti che avevano sviluppato l'analisi letteraria sulla poesia di Quasimodo intitolata "Ride la gazza, nera sugli aranci".
Avevo preso 15 nel tema. Avevo preso il massimo che si poteva prendere in una prova scritta.
Mentre la svolgevo, non mi ero preoccupata molto del fatto che Quasimodo non fosse stato affrontato nel programma di letteratura italiana.

Ammetto che negli ultimi quattro anni sono state assegnate tracce di analisi letteraria su autori che non venivano e tuttora non vengono affrontati nei programmi. Nel 2013 era il caso di Claudio Magris, quest'anno è stato il caso di Giorgio Caproni. E nel 2014 c'era Salvatore Quasimodo.
Ma questo non dovrebbe spaventare nessuno, almeno a mio avviso.
Io, dopo aver letto un paio di volte la poesia, avevo capito che potevo benissimo spiegarla facendo collegamenti con Pascoli, Leopardi e Ungaretti, dal momento che c'erano delle tematiche che si assomigliavano tra la lirica di Quasimodo e i vari componimenti che avevo in mente di citare.
Chi ha fatto la maturità nel 2013 e si è trovato la tematica del viaggio secondo Magris invece era preoccupatissimo e spaventatissimo! Lo ha dimostrato soprattutto il fatto che in quella mattina ben 544 disperati stavano consultando il mio tema da 8 e 1/2  pubblicato su questo blog e intitolato: "Il viaggio come metafora della vita", dove appunto si citava un discorso di Magris.
Ah, non preoccupatevi, non mi sono per niente arrabbiata! Ho riso moltissimo, e rido anche ora!
Non tanto per il fatto che abbiate copiato qualche spunto, ma perché, cavolo, alle ingiustizie scolastiche si deve reagire! Senza smarthphones di riserva e senza panico. Non era necessario spaventarsi così tanto.
Avete studiato tutto l'Ottocento italiano e poi anche Ungaretti, Montale e Calvino e che cosa vi danno invece?? Magris, scrittore ancora vivente! Sono stati ingiusti, lo ammetto, ma a mio avviso, quello che si deve fare all'inizio della prima prova è prendere un respiro profondo, concentrarsi, leggere bene le richieste di tutte le tracce (tanto danno sei ore di tempo) e poi sceglierne una, domandandosi: "Posso servirmi bene delle mie conoscenze letterarie, anche se questo è un autore che non ho mai studiato? Sono in grado di creare dei collegamenti interessanti e sensati?"


Per quel che riguarda il linguaggio, naturalmente condivido tutto quello che scrive questo signore e vi rimando al latino. I meccanismi che regolano le infinitive possono risultare validissime per ragionare anche sull'italiano.
Ecco qui come:

1a) "Io credevo che tu eri".
1b) "Io credevo che tu sarai". 

I verbi di queste due frasi rimandano a due esempi in latino che aiutano a ragionare sul motivo per cui queste due frasi siano sbagliate.

1b) "Putabam amicos meos fideles fuisse".
2b) "Putabam amicos meos fideles futuros esse.

1) "Credevo che i miei amici fossero stati fedeli."
(non ci va l'indicativo, credere non implica certezze e quindi qui può starci solo il congiuntivo, secondo un rapporto di anteriorità).

2) "Credevo che i miei amici sarebbero stati fedeli."
(non il futuro semplice, perché quel "credevo" della frase principale è già passato. Se fosse: "Puto amicos meos fideles futuros esse", allora va bene tradurre con "saranno").

Quelle due frasi latine si riferiscono a due diverse situazioni della realtà, collocate in diversi spazi temporali.
Utilizzare bene la sintassi significa avere la giusta percezione della realtà e saper distinguere ciò che è certezza da ciò che è possibilità o condizione.


Due umili consigli e una canzone dedicata a chi affronta la maturità quest'anno e con questo caldo abbastanza anomalo:

-Preoccuparsi durante gli scritti non serve a molto.
Se li avete fatti bene durante le simulazioni di metà maggio, molto probabilmente ora otterrete più o meno gli stessi risultati.
Non continuate a ripassare quello che già mille volte avete ripassato durante questo intenso anno scolastico.
Non vogliatevi troppo male con questa calura estiva, ripassate "senza rompervi troppo" e fatevi un bagno o una passeggiata. Godetevelo già a partire da adesso l'inizio dell'estate.

- Non lasciate che un 60, un 90 o un 100 con lode influiscano sul vostro livello di autostima. Questi sono soltanto voti che scaturiscono da una serie di prestazioni scolastiche.
Come la mia media universitaria del quasi 28. Non è questo numero che fa di me una brava persona.
Questo numero dice che ho scelto bene la mia facoltà universitaria e che sono portata verso un certo campo di studi. Ma non dice che sono sensibile.

Sempre sul tema del viaggio, il mitico Cremonini!
... Perché sappiate che la maturità non è l'ultima tappa della vita.






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